Recensioni

6.8

Sembra giunta l’ora di chiudere per il Laboratorio, anche se l’ufficialità parla di una semplice messa “a temporaneo riposo”. Anticonvenzionalità per anticonvenzionalità, i Nostri non se la cavano con un inutile best of e rispolverano tredici tracce delle sessioni che nel 2008 fruttarono Chemical Chords. Lavoro dignitoso che si assestava viepiù sulla formula geniale che aveva in precedenza sposato art e pop, krautrock e chanson arguta con mano lieve e ferma. Senza negarsi nulla quanto a sperimentazione e allargando il campo dell’ispirazione a Os Mutantes, United States Of America e Mouse On Mars, in testa un’idea di intellettualismo ironico e sferzante che scriveva regole proprie allorché citava a destra e a manca.

Perfetta per l’epoca che la vide svilupparsi rigogliosa, la creatura di Tim Gane e Laetitia Sadier (attiva anche con gli apprezzabili Monade, prossima al debutto solista) ha smesso di stupire all’inizio del nuovo secolo, nondimeno conservandosi in buona forma: mai un’uscita inutile in una produzione copiosa e nemmeno qui si viene meno. Seppur in tono minore, il saluto è il consueto campionario di memorie trasfigurate e movenze falsamente “easy” mai autocompiaciute, apici una Leleklato Sugar d’elaborata delicatezza e un remix di Silver Sands in fenomenale transito da Düsseldorf a Detroit e ritorno, il saltellare sereno di Two Finger Symphony e la malinconia circolare che avvolge Delugeoisie. Al pari del valzerino Aelita e dei Neu! apocrifi di Pop Molecules, bellezza priva di rughe che non pensa al domani.

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