• Set
    11
    2015

Album

Stylus Records

Add to Flipboard Magazine.

«Keep the Village Alive è un disco piuttosto ottimista con molti stili ed energie differenti»: questo, in estrema sintesi, il giudizio di Kelly Jones sul nono album dei suoi Stereophonics. A differenza di Graffiti on The Train (il ritorno a buoni livelli compositivi dopo l’opaca prova di Keep Calm & Carry On), stavolta ci sono dieci canzoni, in parte scaturite dalle session per quel concept, da considerare come una playlist ragionata sì, ma senza una struttura particolarmente solida o un plot, per parlare appunto di concept. L’album è stato registrato a Bruxelles e a Londra, nello studio della band di Maybe Tomorrow, ma il cantante Kelly Jones ha spiegato che il progetto è stato influenzato idealmente – nell’approccio, più che nel sound –  dal piccolo centro di Cwmaman, nel sud del Galles, dove è nato il musicista: “credo che molte piccole città nel mondo stiano attraversando un momento particolare. Il lavoro si sposta verso centri più grandi, i pub chiudono, le comunità in queste piccole realtà stanno cambiando.” Per Jones il titolo dell’ultimo disco della band è un esplicito invito a quelle persone: “keep the spirit up, work hard, play hard!”.

A rompere gli indugi C’est la Vie, per energia e freschezza un ritorno (anche sonoro) a casa, alle atmosfere del secondo disco Performace And Cocktails, l’anello mancante tra Pick a Part That’s New e Innocent, due tra i migliori singoli del gruppo. L’atmosfera cambia immediatamente con White Lies (molto, troppo U2), la cronaca di un rapporto che sta per dissolversi (“no… your white lies don’t protect me, I can’t breathe, ‘Cos I don’t believe in the words you say“). Sing Little Sister è un intermezzo rock che sicuramente renderà di più dal vivo ed anticipa I Wanna Get Lost With You, onesta ballad britpop. Tra le cose migliori, Song For The Summer, un salto indietro alle atmosfere di Just Enough Education To Perform, una composizione per archi e chitarra acustica. Fight or Flight è un altro numero apprezzabile (sulla falsariga di quanto fatto in passato con I’m Alright o Feel, ma stavolta con un respiro maggiore), grazie alla riuscita orchestrazione di David Arnold, che ha composto parecchie canzoni per la saga di James Bond.

Tralasciando My Hero, ballata goffa e prevedibile, Sunny, che si apre su malinconiche note di pianoforte ma cambia immediatamente atmosfera, virando verso un apprezzabile pop rock, restituisce una band in grande spolvero e un qualcosa di nuovo per i ‘Phonics. In chiusura Mr. And Mrs. Smith – con un riff che praticamente ingloba Here Comes The Sun – e sintetizza il mood di un disco positivo, leggero e piacevole.

28 Settembre 2015
Leggi tutto
Precedente
Disclosure – Caracal Disclosure – Caracal
Successivo
Nils Frahm – Late Night Tales Nils Frahm – Late Night Tales

album

recensione

recensione

artista

Altre notizie suggerite