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    18
    2019

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Domino

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Dalla Beta Band alla carriera solista. Steve Mason il salto lo fece nel 2010 con l’esordio Boys Outside, anche se – sia prima che dopo lo scioglimento della band da lui fondata – c’erano già stati altri progetti dov’era stato coinvolto quali King Biscuit Time e Black Affair. Ma in nessuna sua incarnazione, il leader di una delle formazioni più interessanti – e meno strombazzate – del panorama indie-rock britannico a cavallo tra anni Novanta e primi Duemila ha mai deluso.

Non fa eccezione About The Light, terza fatica in studio dell’ex inconfondibile semi-falsetto del gruppo scozzese. E non potrebbe neppure se lo volesse, tanta è la classe di un autore in grado – evidentemente – di scrivere grande musica anche con le mani legate e le orecchie foderate. Sono passati quasi tre anni dal precedente e parimenti ottimo Meet The Humans, e se lì la cifra era ancora prevalentemente di marchio psych-pop/folktronica, questo nuovo capitolo sembra abbandonare le bizzarrie lisergiche e sperimentali del passato per abbandonarsi a un classic pop/rock con venature sì a tratti pinkfloydiane (del resto parliamo di uno che di cognome fa Mason, come il Nick batterista della band di The Wall) e senza rinnegare una certa varietà stilistica votata alla contaminazione tra generi che comunque è marchio di fabbrica del caso in esame, ma che comunque presenta i tratti di un lavoro sostanzialmente conservatore, nel senso più nobile del termine. Conservatore, da “conservare”, arte – appunto – purissima. Certo, per chi è stato il creatore della Beta Band è un po’ come disconoscere il grembo materno, ma insomma prima o poi il cordone ombelicale va reciso, e Mason avrà pensato che non di sole sperimentazioni, storture e dissonanze si vive. Se riuscite a non pensare ai gloriosi anni di The Three EPs e Hot Shots II, quest’album può davvero piacervi.

Anche perchè ce ne sono di riferimenti “sghembi”, da spaziali ballate blues (Rocket) a stilettate psych/folk rock che ricordano i primissimi R.E.M. altezza Chronic Town, o al massimo Murmur (No Clue), a mid-tempo dagli aromi funky/soul pop (Stars Around My Heart), fino a rielaborazioni ritmiche in chiave Bo Diddley (Walking Away From Love) e rimandi al doloroso presente (l’opening America Is Your Boyfriend che, a dispetto del titolo, parla del devastante incendio della Grenfell Tower di Londra avvenuto nel 2017). I testi, ecco, altro elemento tutt’altro che secondario nei lavori del Nostro, uno che indietro («I saw these lights as a boy / I try to grab them like a toy / What did once light up the black / It took forty years to come back», come canta in Stars Around My Heart) o avanti («Couldn’t stop for too long / Cos I felt that I was getting old / Have to move real fast now / Speed out from under the shroud», dalla title-track) che sia, guarda al tempo e a tutto quello che si porta dietro (sogni, rimpianti, amori) come fattore ineluttabile.

About The Light, prodotto da Stephen Street (Smiths, Blur), non cicca un colpo, ed è incredibile come la qualità della scrittura si mantenga elevata per tutta la durata. E non è un abbaglio dettato dai suoni caldi e avvolgenti, nè pompata esaltazione indotta dai fumi da inno rock che promanano da molti dei brani in oggetto. Fare musica felice. O fare musica che parla della felicità: stavolta il buon Steve ha fatto centro in entrambi i sensi.

28 Gennaio 2019
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