Recensioni

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Ammettiamolo: la carriera dello Sting solista non l’abbiamo seguita proprio tutta tutta. Anche perché dopo i primi, ottimi dieci anni, il Nostro s’è un po’ perso tra vanità misticheggianti, aneliti rinascimentali e pretese world. Una “world” che in questa nuova uscita a quattro mani con il rapper Shaggy assume i sinistri contorni della globalizzazione, nel senso che le sedici tracce di 44/876 sono buone al massimo come sottofondo da Starbucks. Una pecionata, diciamocelo onestamente, un’operazione che puzza non tanto di marketing (di sicuro c’è anche quello), quanto di salotto radical-chic, di aperitivo con la “erre” moscia. Più che un tentativo di contaminazione, un’esibizione di forza borghese giocata sull’addizione, col risultato penoso di mettere in piedi una scenografia posticcia, di costruire arte sovrapponendo didascalicamente mondi sonori distanti (ma sai che novità la commistione tra rock e reggae), finendo con l’apparire ridicoli, a partire dalla copertina.

Ma poi tu, Sting, vuoi fare un disco sulla Giamaica e vai a farlo con Mr Boombastic? Sicuro che sia lui il vero e autentico custode dello spirito giamaicano? Ma calati piuttosto nella realtà del luogo, tuffati nell’underground, vivilo, immergiti, drogati. E torna solo se e quando hai buone idee. E invece il massimo che riesce a fare è sciorinare un impressionante campionario di luoghi comuni e infliggere, insieme al complice di origini caraibiche, un’altra coltellata mortale a una parabola che almeno fino Ten Summoner’s Tales poteva dirsi leggendaria. Se la collaborazione tra i due si fosse fermata al solo brano – Don’t Make Me Wait – che inizialmente si era previsto di registrare, i danni sarebbero stati minori. E invece i Nostri si sono ingolositi finendo per farsi prendere la mano. Peraltro, molto singorilmente, i due si lasciano il timone l’un l’altro a seconda dell’occorrenza. Perché se su Waiting For The Break Of The Day o 22nd Street è Sting a guidare, su Just One Lifetime, To Love And Be Loved o If You Can’t Find Love il comando lo prende Shaggy.

Ma non basta affidarsi a musicisti di tutto rispetto (Robbie Shakespeare, Dwayne “iLLwayno” Shippy, Shane Hoosong, Machine Gun Funk, Patexx, Tyrantula, oltre allo storico chitarrista di Sting Dominic Miller), se il materiale che gli metti in mano è scadente. Così come non basta rispolverare i cari, vecchi Police nella discreta e vagamente springsteeniana Dreaming In The U.S.A. per sollevare dalla mediocrità un disco tra i peggiori che abbiamo sentito ultimamente. E quel che è peggio è che i due amici andranno anche in tour insieme, con prezzi che vi lasciamo immaginare.

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