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7.3

Metti insieme cinque musicisti freschi di conservatorio e un MC (Carma) veramente bravo: Studio Murena con il suo omonimo esordio per Costello’s, ci ha probabilmente consegnato il disco di hip hop italiano dell’anno. Basi suonate (e che suonare!) e conscious rap: se detta così viene da pensare a progetti tipo The Roots, in realtà si va a parare da tutt’altra parte. Il progetto nasce strumentale tra jazz, prog, elettronica – soprattutto di area Warp – e contaminazioni world (il batterista Marco Falcon ha suonato nell’Orchestra dei Popoli), ma l’aggiunta di un rapper al microfono ha dato vita ad un meticciato ancora più interessante. 

Il flow di Carma si colloca al crocevia tra Deda, Massimo Pericolo e Claver Gold: spesso incalzante ma sempre riflessivo, a sprazzi con accenni di spoken-word recitato, come nella seconda metà di Vuoto Testamento. È una penna affilata e forbita, che dosa col contagocce cadute di registro più “stradaiole” («la vita è una puttana e solo a me non me la dà») bilanciandole con incastri virtuosi (Eclissi) e analisi sociologiche al sapore di distopia in area Artificial Kid del Danno (Password). Non che si viva solo di sfoglie old-school: il ritornello pop di Giorni Dispari, o anche il crescendo del singolo Marmo, mostrano anche aperture più fresche e modaiole, pur senza mai scadere in opportunistici paraculismi.

Musicalmente lambiamo vette di eccellenza assoluta: i cinque strumentisti sono – come si dice in gergo specialistico – degli egregi manici. Il pedale dell’acceleratore è dosato con grandissima consapevolezza, ora aumentando i giri in composizioni anche molto complesse – come nella struttura a loop del nomen omen Eclissi, con la collaborazione al sax di Riccardo Sala – ora rallentando in parentesi più lounge e soffuse. Il parterre di riferimenti è scintillante e ben nutrito: se il nume tutelare principe è rappresentato dal tandem Robert Glasper-Mos Def (più tutto il giro Black Star ecc.), la prima corrispondenza che salta all’orecchio è la scena nu-jazz britannica. Quindi Comet Is Coming e Shabaka Hutchings (Sons of Kemet e Ancestors vari), ma anche Kamaal Williams e produzioni Brownsowood Recordings, Alfa Mist e Black Focus. 

Sono paragoni impegnativi, lo sappiamo, ma il campionato è quello. E questi ragazzi hanno segnato un nuovo apice in un trend (quello jazz-hip hop) che in Italia ha avuto esponenti sempre molto bravi ma mai numerosi: Loop Therapy, Funk Shui Project, Figùra e pochi altri. Da oggi contate in squadra anche lo Studio Murena, decisamente titolare.

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