Recensioni

Col suo precedente EP ha solo ingolosito mezzo mondo, adesso Sudan Archives fa capire a tutti quanto sia talentuosa. Cresciuta nel coro gospel del padre, ha unito la passione per il violino alle infinite risorse dei software di composizione, creando un sound assolutamente riconoscibile. Il groviglio di elettronica, R’n’B, gospel ed esotismi africani non lascia indifferenti: Athena è un bel disco, fresco, globalizzante; un ottimo rimedio ai nazionalismi di questo periodo storico.
Il pop vellutato e di gusto di Confessions, i bassi di Did You Know?, il trip hop di Iceland Moss sono facce di un diamante non più grezzo che ha saputo negli ultimi due anni lavorare sulle minuzie e ha raggiunto un’identità e una coerenza musicale e concettuale pienamente matura. E poi c’è l’eleganza di Stuck a testimoniare un’artista nel pieno della sua creatività che non ha paura di far scorrere acqua sotto ai ponti, e lo dimostrano le quattordici tracce in tracklist.
Athena mantiene il suo fascino marmoreo nei momenti più intensi (Green Eyes) così come in quelli in cui il ritmo rallenta (Down On Me) e si fa maestoso. Questo 2019 non ha smesso di stupirci, Sudan Archives ce lo dimostra con un album da non perdere.
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