Recensioni

7.3

I Sumac sono uno dei progetti psicologicamente più devastanti di Aaron Turner, il quale, nonostante le esplorazioni sonore sfogate in diversi band di rilievo (Old Man Gloom, House Of Low CultureMamiffer e Isis) esprime la sua visione più dilaniante proprio con il trio avant metal condiviso con Brian Cook (Russian Circles, Botch) e Nick Yacyshyn (Baptists). Soprattutto dopo l’illuminante incontro con Keiji Haino, che ha fruttato l’ottimo American Dollar Bill, la band ha intrapreso una forte progressione verso territori avant, esplosa nell’epifania di Love in Shadows, album che ha lasciato il segno con un lungimirante mix di sonorità pesanti e improvvisazione viscerale.

May You Be Held continua la ricerca del suo predecessore, traducendo nella violenza sonora e psichica dei cinque lunghi atti il particolare connubio di ferocità materica e astrattismo concettuale. Un disco che racconta il problematico momento storico attuale, essiccando le teorie dei Locrian in landscape mentali su cui edificare progressivi assalti contundenti; una strategia per far emergere i sentimenti negativi al fine di prenderne coscienza e trasformarli in energia positiva. Ma il percorso verso la consapevolezza passa per un sentiero tortuoso e oscuro, come il deserto angosciante di A Prayer for Your Path, con un tiro power-violence metaforizzato nella sua stessa assenza, o la ferinità della title track, un flusso di cambi di inquadrature che veicola lame metalliche, reiterazioni math-core e improvvisazioni lancinanti. Schemi ulteriormente slabbrati nell’improvvisazione rumorista di The Iron Chair e nei feedback crudi che intramezzano con cinismo i serrati assalti death e le melanconiche aperture arpeggiate di Consumed (la vocalità di Turner più sofferente che mai). Mentre la desolata ambient velata di psichedelia di Laughter and Silence chiude lasciando l’ascoltare al cospetto del suo stesso spaesamento interiore.

Un album carico di dolore per il mondo, in costante oscillazione tra concretezza e tensioni free-form, controllo ed energia selvaggia, con cui i Sumac continuano ad esprimere una personale e obliqua concezione di catarsi. Uno dei suoni estremi più intelligenti e vivi degli ultimi anni.

Voti
Amazon

Le più lette