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E alla fine venne il bad trip: questo sembra suggerire l’ultimo disco di Cameron Stallones, in arte Sun Araw. Quella che un tempo era una mistura psych-dub (si veda The Inner City), ora si sposta decisamente su territori più ostici: è l’aspetto avant a farla da padrone. In questo Belomancie, pubblicato da Drag City, l’ex-Magic Lantern sembra voler spezzare ed allo stesso tempo allungare il suo suono, fare un passo in più per uscire dall’alveo dub-ipnagogico del passato.
Se l’obiettivo è spingersi verso paesaggi sonici più astratti, il risultato è però incerto. Si prendano ad esempio i due brani d’apertura, Scrim e Curtis: qui delle influenze dub non c’è che uno spettro, con l’assenza della voce e con architetture che sembrano voler andare da più parti senza, alla fine, prendere mai una svolta. Il primo pezzo, addirittura, impiega quasi metà del minutaggio per mostrarci una serie di inserti sonori privi di una vera funzione, della voglia di coinvolgere l’ascoltatore. Infatti, tolta la componente ritmica dub, quel che resta è una psichedelia poco efficace. Superato questo ostico uno-due, il disco recupera, facendo venire fuori qualcosa di meno vaporoso e più carnoso (Huff). Sun Araw sembra fare il verso agli Animal Collective senza averne né la giocosità (i contrappunti a più voci gioiose), né la profondità sonora. I brani sono spesso suite a ritmo lento (Flote), dove in primo piano va sempre l’armamentario di Stallones, tutto chitarre distorte, keyboard bislacche, inserti glitch, voce filtrata.
Rispetto ai dischi precedenti, Sun Araw pare non voler riempire lo spazio sonoro con echi e riverberi: l’intenzione sembra quella di isolare i singoli suoni, dando ad ognuno pari dignità (Solo Wallet Shuffle, One After One) all’interno dell’arrangiamento. In altri momenti, il dub sembra tornare, nascosto dietro pieghe cosmiche: sono i momenti migliori, come in Remedial Ventilation. Ma si tratta giusto di fantasmi. I paradossi che emergono sono due: da un lato l’allungamento della durata dei brani, cui non corrisponde un ampliamento della densità sonora, ma una sua riduzione a scheletro. Dall’altro, il contrasto tra aspirazioni e risultati: nonostante la coraggiosa intenzione di spingersi oltre rispetto al passato, l’esito non sempre è all’altezza della bontà della scelta.
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