Recensioni

7

Una delle discografie più longeve e eterogenee è di sicuro quella a marchio Supersilent. Fatti salvi i volumi dall’1 al 3 pubblicati in un box, questo è il disco numero dieci per la combriccola norvegese, compreso il volume 7 uscito in formato DVD. Da tempo ormai stabilizzati come trio – esattamente da 9 del 2009, vista l’uscita del batterista Jarle Vespestad, presente però nei volumi 10 e 11, registrati prima della sua dipartita – Arve Henriksen (tromba), Helge Sten (nastri, meglio noto come Deathprod) e Ståle Storløkken (tastiere) riprendono il discorso sulla rarefazione del suono da dove lo avevano interrotto. Anzi, spostano l’asticella teorica del progetto un po’ più in là, avendo registrato questo disco addirittura nell’Emanuel Vigeland Museum, al fine di sfruttarne le particolarità del riverbero naturale da più di venti secondi.

E di riverberi, così come di pause, silenzi, vuoti e assenze, è pieno, scusate il gioco di parole, questo “nuovo” approccio dei Supersilent; non che prima ciò non si notasse, ma l’assenza dell’elemento ritmico rende il tutto ancor più nebuloso, sfocato, rarefatto. Non alla maniera del citato 9, unicum “deathprodizzato” a botte di organi hammond ed elettronica nella discografia della formazione scandinava, ma dilatando, assopendo, frastagliando ancor di più quegli orizzonti già frantumati che erano rimasugli post-jazz, e disperdendoli in textures che si riassemblano in una sorta di kosmische vuota e desolante come solo Kubrik poteva immaginarla.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette