Recensioni

7.2

Prosegue da parte della Finders Keepers la proditoria opera di riesumazione-pulizia-rilancio dell’archivio sonoro di Suzanne Ciani, vera e propria icona della storia della musica elettronica: formazione classica, folgorazione alla fine degli anni Sessanta sulla via di Don Buchla, da sei decenni l’italoamericana attraversa con disarmante e sorridente padronanza l’intero spettro delle frequenze elettroniche, dalla sperimentazione più ardita alla new age più melensa, passando per jingle pubblicitari, soundtrack e sonorizzazioni varie.

Il mini-album ora presentato (in vinile e in streaming), confezionato con furba cura (bell’illustrazione vintage in copertina, corpose note di Andy Votel, fondatore della reissue label, sul retro), assembla quattro inediti reperti storici risalenti ai primi esperimenti (1969, cinquant’anni fa!) di Ciani con il mitico Buchla 200. La facciata A è occupata da Flowers Of Evil: affascinante studio delle potenzialità del synth nello scolpire e colorare una rileyiana sequenza in ripetizione, nei primi minuti utilizzata come ieratico e straniante accompagnamento per la declamazione (da parte di una sconosciuta studentessa francese, compagna di Suzanne a Berkeley) del poema Élévation di Charles Baudelaire. Il confronto, suggerito dalle stesse liner notes, con il coevo e omonimo adattamento dei Fleurs Du Mal da parte di Ruth White, lascia il tempo che trova, ma ha il merito di portare all’attenzione dell’impreparato recensore un’altra grandissima compositrice elettronica americana (l’album in questione, con nove disturbanti e gothiche interpretazioni per Moog e voce, coglie magicamente in pieno le atmosfere spleendide del poeta maledetto).

La facciata B ospita Glass Houses, cinque minuti circa di astratti e inauditi arabeschi originariamente commissionati per un balletto d’avanguardia, in territori elettroacustici tipicamente europei, già esplorati negli anni Cinquanta a Colonia (Stockhausen) o a Milano (Berio, Maderna), ma soprattutto le due parti dei Token Spokes, mirabili risultati del rapporto simbiotico instaurato tra l’artista e il suo synth e vere perle di questo disco. Ora non possiamo che attendere nuove immersioni nell’oceano elettronico della Diva del Diode.

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