Recensioni

7.2

Già dal primo, omonimo, disco, ci schierammo apertamente a favore dei Sybiann. Allora si parlava di un cantiere aperto, in cui post punk e psichedelia mantecavano passioni nemmeno troppo velate per certe devianze in zona Animal Collective, Liars e Oneida. Eppure in quell’album la mescolanza di input nascondeva una “luccicanza” inedita, istintuale ma anche efficiente, caotica ma sostanziosa, sintomo di un carattere tutt’altro che domo e di un suono decisamente flessibile.

A tre anni di distanza, la band di Cesena torna con un Spore fatto e finito. Il disco aggiusta il tiro, scoprendo come le istanze psichedeliche del passato possano accucciarsi comodamente su un taglio elettronico sui generis, in cui inquieti scenari carpenteriani vadano a braccetto con afro beat synthetico (Vortice), italo-disco con ascendenze post-punk-wave (Gyilli Drugs), misture Daft Punk da favela post-atomica in salsa trance (Pangea Ultima), rigurgiti dreamy-psych (Sambarama) e avvolgenti liquidità krautrock tra Moroder e 1997 Fuga da New York (Spore). Il cavallo di Troia per i magazine dance è il re-work di Baldelli sul brano Cosmic Favela (contenuto nel 12” Lunar Solar, assieme a riletture ad opera di Danny Benedettini e Matta Pyramid), ma in realtà il secondo album dei Sybiann è materia meno “di settore” di quel che sembra. Attraversa invece trasversalmente un terreno drenante almeno quanto lo era quello del primo album della band, con le dovute differenze stilistiche e di approccio ma con la stessa convinzione.

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