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7.2

Trentun minuti di tribalismi, droni, chitarre accuminate, echi claustrofobici. In testa i Liars, tra i coetanei i Buzz Aldrin e a santificare quest'orgia post-punk da disadattati Birthday Party, Joy Division e pure certi Animal Collective vestiti a lutto (Monsoon Breath). Per il loro esordio lavorano d'intuito i romagnoli Sybiann e fanno bene, perché è proprio l'irruenza un po' naïf a salvarli dalla morte certa riservata agli epigoni troppo fedeli della band newyorkese citata in apertura. Concentrandosi più sulle soluzioni semplici che sui massimi sistemi (l'assioma ritmico, la convergenza tra sintetizzatori e batteria, i crescendo improvvisi), suggerendo ambienti inaspettati costruiti sulla chitarra elettrica (Lucid Dream), giocando con i volumi tra raga, soundscape e psichedelia (l'ottima Talkin With Nature Inside The Barrell).

Il risultato è un disco dall'andatura irregolare, sunto efficacie di suoni spigolosi e velleità chimico-espansive. Un salto senza rete di sicurezza cui si perdonano volentieri certe interferenze legate alle passioni più umorali della formazione (nello specifico, il fac-simile Oneida della scapicollante Embryo) in virtù di una personalità già formata e poco avvezza ai formalismi consolidati.

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