Recensioni

Dopo un buon numero di singoli ed EP che dal 2007 ad oggi hanno formato una discografia di tutto rispetto, Joe “Synkro” McBride debutta sulla lunga distanza con Changes, un album che arriva a circa due anni dal successo, benché di nicchia, degli Akkord, il duo accasato Houndstooth formato assieme a Indigo che, aprendosi la strada con l’EP Navigate, ha fatto poi breccia con l’ottimo omonimo album nel 2013. Rispetto alla produzione con Liam Blackburn e al di lui lavoro solista sospeso tra techno, jungle e scurissimi continuum britannici intinti nel dub, la materia del McBride solista è soprattutto – ed è sempre stata – una faccenda di cuore, ovvero – vedi gli EP Lost Here e Transient – un sofisticato gioco di tepore r’n’b, 2 step e UK garage (nel 2012, proprio un remix in tal senso della Night Time degli xx lo fece scoprire).
Nel nuovo album, che fin dal titolo allude ai cambiamenti intercorsi nella sua vita nell’ultimo biennio (fra tutti, il trasferimento da Manchester al Derbyshire avvenuto lo scorso anno), si affacciano dunque nuovi ascolti a base di krautrock (Florian Fricke, Klaus Schulze), ambient techno (Pete Namlook), oltre all’utilizzo di nuovi macchinari come la Juno-6 & SH-101, acquistata durante un viaggio in Giappone. Per sua stessa ammissione, McBride qui vuole «prendere conoscenza del passato e usarlo per cambiare il futuro» e Changes fa esattamente questo, miscelando in 50 minuti, con seducente efficacia, una tracklist che ritorna su certo r’n’b targato Burial (Let Me Go), magari declinato 90s con un tocco di jungle (Body Close), e arrivando a toccare corde ancor più romantiche al piano da una parte (Empty Walls) e fondali ambient à la A Guy Called Gerald (Overture) o Tangerine Dream (Harbour) dall’altra.
All’interno di un’ambientazione di ombra e mai di luce, Synkro sa sia come dosare i synth, sia come suonarci sopra vocalizzi al calor bianco à la Art Of Noise, sulla scia delle produzioni Fade To Mind/Night Slugs (Holding On). In un paesaggio desolato ma tutt’altro che arido, nel mezzo di un gioco costante di sponde tra ciò che è stato e ciò che potrà essere, Joe McBride tenta di dare un senso alle proprie domande e ai propri dubbi cercando la chiave giusta, che forse non è poi così lontana. Ascolto consigliato alle prime ore del mattino.
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