• Feb
    24
    2017

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Apollo

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Synkro e Apollo rispolverano dall’archivio del producer di Manchester una bella raccolta di tracce che riporta alla luce le traiettorie passate di un Joe Mcbride che già dai primi passi mostrava una cospicua dose di inventiva ma allo stesso modo una fascinazione per nulla nascosta verso un certo immaginario caro alla Londra Sud sotto l’overdose dubstep – e ancor prima UK garage e 2-step – di Burial.

Avendo già ampiamente apprezzato le soluzioni passate sia nel duo Akkord assieme a Indigo, sia in veste solista con l’album di debutto Changes, è interessante ritornare su questi vecchi reperti (non si tratta di inediti) per riapprezzarli in un flusso ampiamente oltre l’ora di lunghezza. Non era musica da gettare esclusivamente in pasto ai club – almeno per volontà del Nostro, all’epoca più dedito a intingere le sue skills nella drum’n’bass – e ancora dovevano arrivare i viaggi nel krautrock dopo gli ascolti infiniti dei Tangerine Dream e le infernali discese techno-dub nel mondo post-umano del già citato progetto Akkord. Parliamo quindi di quei classici pruriti IDM da ascolto nerd in cuffia ma col piedino che non sta fermo, lì dove impazzano le sincopi e i breakbeat (Just To See Her) così come le tentazioni da soul bianco narcotico e fumoso con sample presi in prestito dall’r’n’b (Look At Yourself), rivestiti con stratificazioni di synth dilatati e prossimi allo stato cinematico, incastonati nelle profondità dell’ambient più notturna, mentre sul cemento viene sparso funk macinato nei groove dell’hip hop (Girl).

Una collezione di tracce – ma qui potremmo anche parlare di brani, vista la bella patina pop che Syknro dona ai suoi lavori – che ritrae con fedeltà il periodo in cui furono composti i brani, giocando a viso aperto sullo stesso campo del vero alfiere del genere (esatto, ancora Burial) ma mantenendo comunque, e a ben vedere, una certa distanza: infatti, dove nella musica di Bevan – o chi per lui – risplendono quelle accortezze volutamente sporcate e graffianti, Joe sgrassa tutte le impurità, per un sound quanto più pulito e marmoreo. Stessa storia anche per quanto riguarda il metter mano alle emozioni, con Burial che tinteggia le sue angosce nei sobborghi più oscuri e Synkro che, al contrario, pennella i contorni della metropoli incantata dalle sue luci. Gli appassionati del genere sapranno certamente apprezzare.

20 Febbraio 2017
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