• Mag
    01
    2010

Album

Bo’ Weavil Recordings

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Non passa mese ormai, senza che la premiata ditta Mottel&Shea metta la sua firma su un disco targato Talibam. Stavolta tocca alla joint-venture con Alan Wilkinson, sassofonista inglese con cui l’etichetta inglese Bo’ Weavil Recs aveva organizzato un appuntamento al buio per uno show londinese e col quale i due newyorchesi si sono subito trovati a loro agio.

Dem Ol’ Apple Pie Melodies appartiene di diritto alla linea discografica che i due portano avanti parallelamente a quella “ufficiale”. Duettando con personaggi del calibro di Daniel Carter o collaborando con band del sottobosco noise-avant-rock (dai Peeesseye del recente omonimo doppio a misconosciute formazioni anche italiane come Ne Travaillez Jamais, prossimi allo split 7"), lo scopo non cambia: rivoluzionare a botte di energiche improvvisazioni i canoni di base del jazz più libero e non canonico, nella prima circostanza, o dell’avant-rock più sfatto e incompromissorio, nella seconda. Il crescendo dell’iniziale Let’s Go Hang Out In Tesco mette i puntini sulle i – tappeto di synth mobile, batteria tentacolare e epilettica, sax libero nella miglior tradizione ayleriana – introducendo gli spasmi e i singhiozzi strumentali degli altri 3 pezzi del lato A: Sound Is A Pound, uno sputo di free-jazz sconquassato da 2 minuti; Do You Eat Roadkill, presenze/assenze come un Coltrane stitico; Four Circumcised Blokes In A Car/Space Tits, la tradizione del free-jazz meets l’avanguardia incolta newyorchese condensata in un cut-up di 5 minuti.

È però nella mastodontica Obamalamdingdong, che coi suoi 20 minuti scarsi occupa tutto il lato B del vinile, che l’estemporaneo trio ha modo di dare sfogo a tutto il proprio potenziale strumentale e alla propria carica delirante, tra stasi ossianiche e svisate pazzesche. Edizione only-vinyl limitata a 350 pezzi, perciò consigliamo a chi ha a cuore le gesta dei newyorchesi di sbrigarsi e assaggiare queste melodie zuccherose.

15 Giugno 2010
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