• Ott
    01
    2012

Album

Critical Heights

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Li si deve prendere per quello che sono, Matt Mottel e Kevin Shea, anzi MC Moaty Mogulz e MC K-Wizzle, stando agli a.k.a. coi quali si sono ribattezzati. Due pazzi squinternati, due fusi, due fuori di testa, eppure per la legge del contrappasso, due fottuti geni. Come si potrebbe spiegare altrimenti un’opera come Puff Up The Volume se non come il colpo di genio folle e delirante di due menti tanto sveglie quanto malate, onnivore e borderline?

La storia all’origine di quello che è un album hip-hop vero e proprio, risiederebbero nell’incidente avuto da Shea un paio di anni fa o poco più: la rottura dell’alluce che lo costrinse ad un periodo se non di inattività per lo meno di ripensamento del proprio drumming in sede live e in studio, ha portato il nostro a sviluppare una attitudine completamente diversa da quella che è il suo riconoscibile e schizoide stile.

Così dalla banalità del quotidiano la lucida e geniale follia dei due ha tirato fuori l’eccezione, la forzatura della regola: un disco che è lo sguardo angolare su un fenomeno che ha segnato l’ultimo trentennio da parte di due white trash inclini al cazzeggio ma sempre terribilmente seri. Anche e soprattutto quando mettono in atto quella che è una pura parodia. Seria, ma pur sempre parodia. Senza padrini nè tutori, in completa autonomia. Spinta all'eccesso tra cartoonate geniali e rielaborazione del messaggio, come nei fantastici #noschool Rap Report #1, #2 e #3, in cui si ricostruisce una smidollata e orizzontale storia del rap con cui i due hanno contatti a dir poco risibili ("The closest we are to the rap community is I've been tweeting with Kitty Pride, and she's favorited some of my tweets", Moaty Mogulz dixit).

Prendete Hard Day/Tough Day (o It’s A Tough Day, Hard Day che dir si voglia) e ditemi se non è totalmente indescrivibile a parole ciò che mettono in scena quei due geniali nerd. Qui il post-moderno fa il giro completo e torna al punto di partenza, ma completamente stravolto nelle fondamenta. Luccichii e paillettes gettate in faccia al rapper tutto muscoli, fighe e canottiere improponibili da un punto di vista totalmente alieno.

I due considerano Puff Up The Volume – plauso ulteriore ai titoli messi in campo – la loro naturale evoluzione partita da Boogie In The Breeze Blocks e passata per il sotterraneo Discover AtlantASS, e ad ascoltare I Want All Your Money, Step Into Marina (il “singolo” disponibile pure in una versione minimale e “da teatro”), l’hip-hop rockettaro della title-track o tutto il resto si ritroverà molto del prima ma centrifugato col senno del poi.

Divertitevi a cercare i vari ganci lasciati emergere qua e là a mo’ di esca per una sorta di caccia al tesoro hip-hop o di estensione del dominio della lotta pop (il clash underground/mainstream d'inizi '80 irrimediabilmente brutto, gli immancabili Beastie "parodia dei neri fatta da bianchi" Boys o l'hip-hop da baraccone) ma provate pure a scardinare dal di dentro cliché e canoni di genere. Soltanto così si potrà capire un po’ più a fondo quello che in apparenza è una presa in giro, un giocoso calembour, un divertissement. Ma soltanto in apparenza, ovvio. Quando si ha a che fare coi Talibam! la faccenda si fa sempre ironicamente seria.

4 Ottobre 2012
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