• Apr
    01
    2010

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Invada

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Cosa succede quando due tra le formazioni più imprevedibili e inclassificabili dell’out-rock mondiale uniscono le forze? Ne esce un disco capolavoro che moltiplica le energie messe in campo e, di conseguenza, amplifica i risultati. Fuor di retorica è proprio ciò che accade in questo lungamente atteso omonimo, in cui Matt Mottel (synth) e Kevin Shea (batteria) da una parte e il trittico Chris Forsyth (chitarre), Jaime Fennelly (elettronica) e Fritz Welch (batteria) dall’altra, si sfidano a singolar tenzone.

Non una novità per l’estemporaneo quintetto, non nuovo alla pratica collaborativa avendo spesso incrociato le armi con spiriti affini; nello stesso modo i cinque sono avvezzi alle pratiche dell’impro più o meno radicale di matrice jazzistica (e a proprio agio nel devastare dal di dentro gli stilemi del rock più storto e vagabondo). È perciò superfluo dire che l’improvvisazione sia la musa-guida della collaborazione, in quanto modalità in grado di mediare da un lato ed esaltare dall’altro sia il free-rock deforme dei secondi, sia quello free-jazz oriented dei primi.

La sintassi rock – sotteso scheletro portante dell’intero album in quanto terreno d’incontro/scontro tra el due formazioni – è sottoposta a una furia devastante, selvaggia, irriverente e al limite dell’incontrollabile, che la frulla e la ricombina in continuazione, senza però mai abbandonarla sul soglio sacrificale dell’autoreferenzialità. Che si appoggi a dilatazione semi-kraute (l’iniziale You Tried (To Eat It)) con la sua cavalcata targata Faust) o a informi e ossianici rumorismi post-industrial (Everything To Everyone), a minimalismo disturbante da eco-pastorale noise (New Vitality In The Biomass) o a dilatatissime suite ritmico-espressioniste (Year Of The Moral Orgy), poco conta. È il senso del tutto a stabilire in maniera definitiva chi comanda il gioco in ambito impro-avant-rock.

2 Aprile 2010
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