• Giu
    01
    2009

Album

Roaratorio

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Eccoli i nuovi e freschi tapes dell’affaire Nixon. Quali tremebonde novità saranno contenute in essi? Quali altri misteri verranno finalmente svelati dopo la loro sbobinatura?

Il mistero – lo diciamo subito – era e resterà tale anche dopo l’ascolto dei due lati di questo vinile, ennesima produzione di Matt Motel e Kevin Shea, al secolo Talibam! Al duo newyorchese, come da titolo, si aggiunge una gloria della stagione free cittadina, Daniel Carter al flauto, tromba e sax, mentre una comparsata all’epoca (le registrazioni risalgono al 2005) la fece anche il terzo talebano, l’ormai fuoriuscito Ed Bear col suo feedbacksaxphone.

The Man From Plato 3000, Whose Resource Efficiency… inaugura l’album in una singolar tenzone tra i protagonisti: le cacofonie dei tre talebani al solito frantumato ritmi e toni, ma il flauto di Carter dona un non so ché di bucolico al quadretto; almeno questo succede nella fase ascendente del pezzo, perché poi è un totale sfascio di strutture e crepitio continuo di grumi di suono in ogni dirzione. La seconda parte del disco è occupata dall’altra suite impro Organyst Dick Hyman, Whose Art Tatum Studies… che oscilla su toni e ritmi meno furiosi: a tirare le fila, almeno nella prima parte è il sax di Carter mentre l’interplay drums/synth attraversa lo scibile musicale umano: da ritmi da marching band a reiterazioni di synth, a sfuriate borderline alla decompressione finale per spazzole e contrappunti senza battere ciglio.
La sensazione generale è che, chissà, forse per merito proprio del vecchio marpione Carter, i Talibam! abbiano inciso un gran bell’album, equilibrato e ricercato, viscerale e libero, di jazz allo stato brado come non se ne ascoltava da tempo. Sempre in espansione e sempre in esplorazione, il pollice non può che essere decisamente all’insù, in attesa dei nuovi lavori su Invada (coi Peeesseye!!) e su E.S.P.

27 Maggio 2009
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