• Mag
    01
    1979

Classic

Sire

Add to Flipboard Magazine.

Se oggi si osserva nel complesso l’opera delle Teste Parlanti, appare evidente come ogni disco rappresenti una sorta di “reazione” al predecessore. Quasi si trattasse di un continuo rispondere per via sonoro e testuale nell’ambito di un’altrettanto perenne messa in discussione del progetto. Cosa che oggi i gruppi non fanno (quasi) più, vuoi perché non ne hanno il coraggio e vuoi perché l’industria discografica allo sfascio non glielo consente. In tal senso si può, al di là delle questioni stilistiche, tracciare un sensato parallelismo con i Radiohead, con una tensione che peraltro ha sinora indagato in maniera assai simile l’alienazione dell’individuo. E che viene fuori con una robustezza a tratti feroce in Fear Of Music, pannello mediano del trittico allestito in combutta con Brian Eno. Il quale, retroterra e interessi affini a David Byrne, arrivava da un’altra trilogia, quella berlinese bowiana, portandosi dietro metodi poco tradizionali e di conseguenza perfetti per colorare una tela sino a quel momento interessante e con tutto ciò monocromatica. Se More Songs About Building And Food nacque da brani in buona parte vecchi di due anni ripresi in diretta per restituire l’impatto sonoro dei newyorchesi, qui è il senso critico a farla da padrone. Rivolto verso il mondo che cambia e non in meglio, verso ipotesi di successo planetario da gestire oculatamente, verso rischi (evitati) di autoreferenzialità.

E verso la musica medesima, infine, della quale – come annuncia un titolo programmatico come pochi altri – si “ha paura”. Perché sono true stories, queste composizioni favolose che accomodano dallo psicanalista il caos quotidiano e ne cavano ragionamenti foschi, che rispecchiano una fine di decennio in cui le certezze svaniscono e il domani è da vagliare. Impadronitisi dei meccanismi creativi e formali della canzone, i Talking Heads li smontano e ricompongono con inedite fattezze, mettono in disparte la souledelia e il funk candeggiato, si gettano a capofitto in materiali totalmente nuovi quanto a scrittura, trasformano tortuosità e titoli laconici in magia dalla scorza dura. Apri l’ostrica e dentro trovi soltanto perle abbaglianti: visioni d’Africa con Robert Fripp (I Zimbra) e  fisicità  dissonante (Mind); trappole che imprigionano i sixties (Air, Paper) e la negritudine (Animals, Cities); Roxy Music in paranoia kraut (Memories Can’t Wait) e inni paradigmatici per le nuove generazioni (Life During Wartime). Quanto serve per entrare nella Storia e lasciarvi il segno, a farla breve, salvo uscire dalla porta sul retro e indicare vie nuove (ancora!) con i vapori incubotici di Drugs e lo spleen ironico di Heaven. Interrogativi che emergono ovunque e dopo tre decenni non smettono di inquietare, di fungere da stimolante per il cervello. Non fosse altro che per quegli oscuri paesaggi da “vita in tempo di guerra” in cui ti scopri giorno dopo giorno a vivere. Preconizzati in questo preludio a un altro Capolavoro di ultraterrena trascendenza chiamato Remain In Light

1 Settembre 2010
Leggi tutto
Precedente
The Hundred In The Hands – The Hundred In The Hands The Hundred In The Hands – The Hundred In The Hands
Successivo
Frank (Just Frank) – The Brutal Wave Frank (Just Frank) – The Brutal Wave

album

artista

Altre notizie suggerite