• Ago
    31
    2018

Album

Lonely Lands Records

Add to Flipboard Magazine.

La ventitreenne Tash Sultana, australiana di Melbourne, ne ha già viste parecchie. Sin dalla primissima giovinezza prova qualunque tipo di sostanza (fatta eccezione per l’eroina, come ha tenuto a precisare). Con una netta predilezione per gli acidi, si fa qualche bad trip di troppo, e una volta le capita una cosa terribile: ci rimane per nove mesi. Mesi di psicosi e di alterazioni di coscienza talmente forti che le fanno persino dubitare di essere ancora viva. Mesi a combattere con demoni invisibili, a non distinguere la realtà dalle allucinazioni. Per affrontare tutto questo, racconta Natatsha-Tash sempre con generosa dovizia di particolari, la sua principale occupazione diventa la musica: chiusa in casa a fare i conti con attacchi di panico e deliri, capisce che suonare può salvarla dalla pazzia. Arriva ad imparare e maneggiare qualcosa come 20 strumenti musicali (la chitarra la suonava già da quando era praticamente in fasce).

Poi la durissima disintossicazione, nessuno che vuole darle credito né un lavoro, lei che trova la chiave della sopravvivenza nell’arte di strada. Busker super talentuosa, una sera mette su Youtube una sua esibizione, e in una sola notte colleziona 10.000 followers. Pubblica un EP nel 2016, Notion, via Lonely Lands Records, label indipendente e molto cool; il singolo, Jungle, va a finire in FIFA 18. Poi arriva il debutto, Flow State, distribuito da Sony Music, ed è tutto uno scrosciare ininterrotto di applausi: tutti incantati dallo straordinario talento istintivo, dalla varietà prodigiosa dei registri vocali e di genere, e, manco a dirlo, dalla storia strappalacrime di salvezza e di riscatto. Tutti o quasi, perché chi decida di andare leggermente oltre la retorica lacrimosa dell’adolescente maledetta che diventa una stella, potrebbe scoprire, non senza una punta di dispiacere, quanto questo talento – effettivamente innegabile, almeno in potenza – sia intaccato da una tendenza irrefrenabile al manierismo.

Con alle spalle un’epopea esistenziale tutt’altro che ordinaria, ci saremmo aspettati dalla giovane cantautrice l’espressione di un estro sovversivo, possibilmente disturbante, e invece ci imbattiamo in un lavoro che è un trionfo di artifici, ricercatezze spesso sovrabbondanti, affettazioni e ampollosità varie ed eventuali che si rincorrono nei 13 brani che compongono l’esordio. Non particolarmente sorprendenti né le doti vocali (per quanto intensa, la voce appare pienamente inquadrabile negli standard di certo nu-blues, con tutto il corredo di preziosismi ed esercizi iperbolici vecchia scuola) né il talento compositivo trasfuso nei brani, intrisi di pop (Pink Moon, Harvest Love), soul (Salvation, Free Mind), reggae (Mystik) e una punta di funky-jazz melodico (Mellow Marmelade): infinite sfumature eterogenee che servono quasi esclusivamente ad ostentare un’abbondanza di suoni e di stili che più che un merito, appare talvolta un disvalore. L’impressione che se ne trae è di un eclettismo forsennato e incompiuto: buone vibrazioni che perdono spontaneità e diventano mero esercizio di stile.

L’ascoltatore casuale si ritroverà ad ascoltarla alla radio e ne rimarrà molto probabilmente impressionato, perché parliamo di un suono nato e pensato per l’airplay FM, un sistema regolamentato da note precise, suono pulito e nel suo caso una voce che potrà familiarmente ricondurre alle altre del tutto simili che popolano attualmente le frequenze radiofoniche. Un modo come un altro per sottolineare una malcelata vaghezza di fondo, e quando va peggio, una sconfortante inconcludenza strumentalizzata dalle logiche del mercato.

5 Settembre 2018
Leggi tutto
Precedente
Brady Corbet – Vox Lux
Successivo
JPEGMAFIA – Veteran

album

album

artista

Altre notizie suggerite