Recensioni

Segnali positivi da una delle etichette che non fanno più hype, non battono lo stesso tempo, ma fanno qualità ed evolvono il linguaggio dubstep senza nostalgie né compromessi (vedi anche alla voce Keysound).
Uscita soltanto a un anno dal volume 3 (che tirava dentro gente come Addison Groove, Goth Trad, Roska, OM Unit, 2562), la nuova raccolta spinge ancora una volta sui confini del genere, tanto che definire dubstep le produzioni di queste più e meno note conoscenze underground tra UK e lande US è oggi più che mai fuori luogo: c’è Sinistarr (del giro d’n’b di Detroit e oltre) con Texel che, ad esempio, in quel boogie futurista che è Decibell ci riporta dalle parti di Syclops, la creatura di Maurice Fulton, ma anche in un ansiosa e marziale versione di ghetto house; c’è gente del giro della casa, Bristol, vedi Jakes, che, con la “gregoriana” Rounds, suona come Benga in versione avant. Appunto, quanto più ci si avventura nella tracklist tanto più viene naturale appiccicare il prefisso, vedi con la coppia formata dai londinesi Mumdance e Logos già avvistata nella compila This Is How We Roll (Keysound, aprile 2013) ad angolarlo grime (Drum Boss), o Armour, ovvero Roly Porter, ad affiancargli suggestioni goth bass o darkside (Skylark).
Non tutto è così spericolato, una genia di producer esplora i confini del purple sound: il pupillo di Joker Guido, per esempio, in State Of Joy, pastura dinoccolati post-garagismi in punta di trap, l’USA kid Distal (quello del nostro spot Civilization) su queste coordinate, in Kerplunk, si piazza in convergenze electro-funk à la Space Dimension Controller, l’americana Pursuit Grooves in Hard Beginnings incanala il calore dei synth in interlocutori ambienti lynchiani.
Il lato Tech-step, infine, non può mancare e lo ritroviamo nei Cryptic Minds di Convoluted, nella Larry Shite del d’n’n producer Steve Ditigal e dalle parti del mascherato Acre (da Manchester) che piazza un’ottima DXTR dai bassi liquidi e granulari e dalle circolarità ambient. Il londinese Beneath – anche lui già presente in This Is How We… – chiude questo cerchio (e la compila) con Flight, bella – molto bella – chiosa tra astrazioni elettroniche di pura britishness e sincopato irresitibile in fragranze tribali.
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