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6.9

Nostalgie adolescenziali – ed il bisogno di fare qualcosa in proprio, manifestato già nell’inverno del 2009 all'indomani dello hiatus dagli Here We Go Magichanno portato Kristina “Teeny” Lieberson a fondare le TEEN. Lasciato lo scorso anno definitivamente vacante il posto da tastierista al fianco di Luke Temple, la ragazza ha infatti riportato tutto a casa in quel di Brooklyn, reclutando le sorelle Katherine e Lizzie e l’amica d’infanzia Jane Herships (vista anche come folker sotto moniker Spider) per dare volto familiare ed organico alle sue aspirazioni fino a quel momento relegate ad una manciata di canzoni lo-fi. Son premesse da ennesima all-female band fuzz-rock, ma si parla d’altro. Levigando le sonorità dell’EP Little Doods, le quattro portano nel full-lenght In Limbo un vaporoso, dreamy psyche-pop con reminescenze Paisley Underground.

La formula, piuttosto semplice, gioca tutta su languide vocalità Blondie-style e sul pick di riff vincenti da lanciare in euforica ripetizione, da arricchire e far convergere man mano con chitarre stordite, layer di synth e tribalità elettroniche à la Telepathe, nonchè con l’immancabile – ma sottile – coltre di riverbero. Complice la produzione di un pezzo grosso quale Pete “Sonic Boom” Kember (Spaceman 3), i vari soundscape dronici mostrano una buona varietà, cura per i dettagli ed una manciata di validissime stand-out: la vorticosa marcia new wave in ossessione Suicide-esca Better, la ballata 60s proiettata nello spazio Charlie, l’ammiccamento alle Warpaint fatto coi synth Huh, ancora l’anthem dance-punk con bassline fissa Electric e l’ultra-psichedelica Why Why Why, con schianti percussivi e muro di chitarre turbinanti dal rimando facile a Lou Reed e Velvet Underground.

A negare alle TEEN il famigerato debutto nel segno dell'instant classic sono i brani in coda (Unable, Roses & Wine, Fire) che, dimenticando l’urgenza pop, riciclano idee già esposte contro le quali nulla può nemmeno una tracklist congeniata per rendere lampante ogni variazione di stile e tenere così alta l’attenzione. È una caduta da debutto. Ma di un debutto che sa di promessa.

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