Recensioni

6.5

Cronologicamente, Love You to Death è l’ottavo album delle sorelle gemelle canadesi Tegan e Sara; figuratamente, è invece il loro secondo progetto discografico, dopo il drastico cambiamento di genere avvenuto tre anni fa con Heartthrob.

Il duo canadese prosegue infatti la fase esplorativa tra i vasti e divertenti ranghi del synth pop, ancora una volta al fianco del produttore Greg Kurstin, confezionando una piacevole mezz’ora di canzoni semplici, orecchiabili e molto, molto estive. Come rivelato dalle due musiciste in un’intervista con SPIN, il tema portante del progetto è l’identità, l’insieme eterogeneo di caratteristiche che scaturiscono dalle numerose relazioni interpersonali e dalle rispettive esperienze di vita. Non solo semplici canzoni d’amore, quindi, ma intime analisi biografiche ridotte all’osso e associate a sonorità leggere e spensierate. Questa commistione raggiunge il suo apice in quattro delle dieci tracce che compongono l’album: la traccia di apertura, That Girl, in cui le strofe sembrano riportare frasi dette ad alta voce, mentre il ritornello riverberato si presenta come una summa degli arrovellamenti mentali di Tegan, autrice del testo; 100x, che all’apparenza racconta di una storia finita, dal punto di vista del colpevole, ed è invece una confessione di Sara alla sorella, delicatamente accompagnata al pianoforte con qualche minimo accenno di synth; U-turn, la più trascinante e memorabile di tutte, che racchiude con semplicità e astuzia gli anni di un’infanzia vissuta nel pieno degli anni ’80 e si potrebbe forse definire una meta-ballad, una canzone d’amore sulle canzoni d’amore. Le altre tracce sembrano invece dissolversi senza lasciare un ricordo indelebile, nulla più di qualche gradevole minuto di ascolto svagato, soprattutto nel caso di Stop DesireDying to Know e Faint of Heart, che risultano decisamente impersonali e già sentite.

Un buon lavoro, senza alcuna pretesa di rinnovamento, puramente e sinceramente pop. Molto probabilmente però, dal prossimo album Tegan and Sara andranno ad esplorare altri confini musicali, per evitare di cadere nella monotonia.

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