• Ott
    21
    2014

Album

Specula Records

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Chi vi parla non ha avuto la fortuna di assistere allo spettacolo teatrale di Enda Walsh di cui il qui presente album è colonna sonora (c’è da dire che la musica contenuta nel disco ha comunque subito un successivo adattamento, rispetto alla versione che accompagnava la piéce teatrale). Da quel che si legge in giro, però, Ballyturk sembra un copione alquanto interessante: dall’Independent, al Guardian, passando per il Telegraph, The Irish Times o l’Irish Independent è tutto un fiorire di «di cosa parla Ballyturk? Beh, caro lettore, non ne ho proprio idea», «Ballyturk rappresenta la fine del voler cercare rifugio nelle rassicurazioni di un discorso o di una storia narrata», «i principali protagonisti abitano un mondo ermetico – una sorta di placenta – in una città immaginaria chiamata Ballyturk», «un’esperienza teatrale ricca e una prova di recitazione impeccabile», «in una scervellata soap opera, sono stati selezionati personaggi da una galleria, tirando le freccette», «Ballyturk è sconvolta, caotica. Una commedia farsesca, feroce, fisica, è inframezzata a esplorazioni dell’anima soffici e delicatamente poetiche». Si capisce qualcosa in più leggendo il booklet del disco: «uno dei temi di Ballyturk è la perdita dell’innocenza – assistendo al frantumarsi di una relazione causato dalla forza e dalla verità del mondo esterno – al di là di una stanza ermeticamente sigillata».

Come si inserisce la musica di Teardo in questo contesto? Nel modo che più le è consono, ovvero indagando spazi interiori e dinamiche, o, come si legge in una bella definizione scovata tra le note stampa, attraverso un «ondeggiare tra percepito e inconscio». Sinestesie lignee di archi scavano solchi tra il piano e il forte, tra i pieni e i vuoti, rimanendo sospese e quasi brutalmente in primo piano e giocando con gli ambienti tipici delle colonne sonore di Teardo. Un sentire strumentale onirico, in cui convivono malinconie, oscurità, movimento e crescendo celestiali, tra violoncelli (quello della sodale di lungo corso Martina Bertoni, di Nick Holland, ma anche della Nirvana – ai tempi dell’MTV Unplugged – Lori Goldston), viola (Stefano Azzolina), violini (Vanessa Cremaschi, Elena De Stabile), basso (Joe Lally dei Fugazi), rhodes, chitarra, celesta, synth e tutto quello che lo stesso Teardo riesce a suonare.

Inutile sottolineare la bravura con cui il musicista orchestra il tutto (fatto scontato, ma al tempo stesso non scontato) o parlare dei brani singoli: qui, più che in altri casi, l’insieme ha più rilevanza delle singole parti. Ci preme però sottolineare come la tensione accumulata nelle prime sette tracce dell’album (anche grazie ai contributi vocali dei protagonisti dello spettacolo teatrale, ovvero Cillian Murphy e Mikel Murfi), si risolva poi nella conclusiva The Outside Force, forse il brano più drammatico di un lavoro non solo autosufficiente, ma anche affascinante.

18 Novembre 2014
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