Recensioni

6

Al terzo disco i telefoni approdano sull’etichetta berlinese di Ellen Aillen e si votano all’electro-pop, tralasciando un po’ le atmosfere dilatate che li avevano contraddistinti sin dall’esordio del 2001. La svolta a tratti è fruttuosa, soprattutto quando si punta sui crescendi in stile Apparat (vedi l’opener The Birds), quando si ricordano in modo estremo gli Ottanta (le percussioni di Helen Of Troy o gli archi darkettoni di Your Mouth) o quando ci si va di progressività puramente synth-pop (You Are The Worst Thing In The Word).
Il disco risente comunque di una nostalgia verso il synth-pop che nel complesso si rivela essere troppo melanconica e in certi casi zuccherosa. Se con Maps Of What Is Effortless ci avevano fatto capire di avere qualche colpo in canna ancora da sparare (che in effetti li avrebbe portati a sfornare dei remix epici per gli Apparat), qui Curtis e Cooper entrano nel tunnel del pop in punta di piedi, spogliandosi dell’anima e non riescono a togliersi di dosso la patina di uno scopiazzamento dei Depeche Mode e dei Cure più tastieristici.
L’eccellente minimalismo acustic-pop di Circlesquare è distante. L’album potrebbe piacere a chi non ha vissuto a fondo la stagione dell’emotronica, ma i capolavori sono da tutt’altra parte. Senza infamia e senza lode, buono per un po’ di chilling e ‘mai niente di più’.

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