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Peccato per quei cinque spettatori che sono andati via nel corso della proiezione del film, ma ci sta che attirati dalla Palma d’Oro a Cannes si siano trovati lì per sbaglio, per il resto silenzio attento e partecipato durante l’ultima chilometrica pellicola di Terrence Malick, The Tree Of Life.

Ci sono due vie per affrontare la vita: la via della natura, e la via della grazia, sta a te scegliere quale delle due seguire”, si afferma nell’incipit e appare immediatamente chiara la contrapposizione e la dicotomia tra due modi d’essere e di esistere. La grazia dell’amore e dei sentimenti, rappresentati dalla amorevole figura materna – Jessica Chastain – del film, e la natura alcune volte brutale di quella paterna – Brad Pitt -, visti con gli occhi del protagonista Jack, un ragazzo undicenne del Midwest cresciuto negli anni ’50. I contrasti tra i due genitori sull’educazione dei figli si riflettono su Jack e i suoi due fratelli, che tendono all’amore della madre e sono educati invece alla severità dal padre. Jack rifiuta la figura paterna e l’esistenza di Dio, mentre la successiva morte di un fratello accresce il suo stato di incertezza. Lo rivediamo adulto – Sean Penn – e nel corso del film in brevi flashback, alla ricerca di risposte. In una visione onirica del finale, c’è l’incontro con i fratelli e la madre, e finalmente la riconciliazione con il padre.

La dicotomia natura-grazia si sposta anche dal particolare all’universale, simboleggiando il contrasto tra la beatitudine di uno stato incontaminato primigenio, la grazia, e la successiva caduta di un’incarnazione terrestre; si veda la lunga parentesi della cosmogonia subito dopo l’incipit della pellicola, a partire dal Big Bang fino alla nascita della vita sulla Terra e alla successiva evoluzione naturale, lotta per la sopravvivenza compresa.

Le implicazioni metafisiche abitano il film, che tratta di morte, aldilà, nascita, infanzia, adolescenza, contemporaneità, visti sempre tra macrocosmo e microcosmo, con il simbolo dell’albero della vita tra terra e cielo, tra la storia di una famiglia e uno schema dell’Universo. La destrutturazione della trama attraverso il montaggio, il viaggio emozionale nel mistero della vita e della morte, la quasi assenza della parola a favore delle immagini, l’essenzialità dei dialoghi, la saturazione musicale, il misticismo e le tante domande che si pone il regista, fanno di The Tree Of Life un’opera preziosa e un punto fermo nella carriera di Malick. Che si rivede attraverso Jack, alla ricerca di una stabilità. La troverà quando si renderà conto della meraviglia del mondo, del miracolo di ogni cosa e dell’importanza dell’amore; così riandrà indietro ritrovando la famiglia dell’infanzia  e perdonerà il padre, proseguendo lungo il suo cammino.

Se non ami la tua vita passerà in un lampo”.

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