Recensioni

La cantautrice folk-pop Thao Nguyen pare essere uscita dal guscio di incantata introspezione che fino ad oggi ne ha caratterizzato la cifra, per lasciarsi coinvolgere da questioni squisitamente umane e sociali. Dopo diversi anni di frenetica attività, segnati dal fitto succedersi di registrazioni e tour, e dalle collaborazioni con alcuni dei protagonisti del nuovo folk – da tUnE yArDs a Laura Veirs, da Andrew Bird a Mirah –, la cantautrice californiana si stabilizza a San Francisco, decisa a vivere come parte di una comunità e attivandosi in particolare a tutela e sostegno dei carcerati.
Un cambio di direzione che è alla base del suo quarto album con i Get Down Stay Down (primo su Ribbon Music dopo la lunga permanenza in casa Kill Rock Stars), nel quale il morbido disincanto dei temi trova un gradevolissimo contrappunto nei timbri irsuti del country, nelle atmosfere colorate e giocose sì, ma ritmate con particolare decisione, quasi a simulare un rinnovato moto morale.
Emblematica la titletrack a base di banjo dedicata a Valerie Bolden, detenuta incontrata durante la sua prima visita alla Valley State Prison: “non riuscivo a smettere di pensare a lei – dichiarerà Thao – alle cose che mi ha detto e al modo in cui le ha dette, e molte di quelle cose sono finite in We The Common”. Qui l’incontro tra il canto rurale delle strofe e l’aperta cantabilità indie dei ritornelli restituisce un senso di contagiosa vitalità; e se in City (non a caso) si respira l’aria metropolitana, sghemba ed esuberante della scena newyorkese (Merril Garbus docet), in brani quali Holy Roller o Kindness Be Conceived, quest’ultima in duetto con Joanna Newsom, tutto acquista una dimensione più intima e scarna, virando verso un folk quasi incontaminato.
Nel mezzo, fiati e leggere dissonanze jazzy (Move), brillanti mid-tempo pop (The Feeling Kind, Human Heart) e diverse gradazioni di una scrittura come sempre spontanea e cangiante, che non si discosta da un’identità piuttosto cristallizzata ma trova oggi nuove motivazioni, segnando un convincente passaggio verso l’età adulta (Age of Ice).
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