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Storica figura della techno inglese ed europea, Luke Slater non ha certo bisogno di presentazioni: attivo sin dalla fine degli anni ottanta, ha diversificato la propria produzione artistica sfruttando un’infinità di pseudonimi e di sigle, di cui The 7th Plain è sicuramente uno dei più longevi, nonostante dalla prima apparizione del 1993 le occasioni per frequentarsi siano state davvero poche, tre album nel biennio 1994/’96 e una manciata di EP che non va molto oltre negli anni (se si esclude uno split con l’americano Mark Kinchen nel 2012). Dal 2016 però lo stesso Slater ha deciso di riaccendere i riflettori sul progetto, inaugurando una serie di retrospettive che pescano dall’intera discografia del suo alias più sfuggente ed etereo: sotto l’egida della A-TON, sotto-etichetta orientata ai suoni più ambient della Ostugut Ton, la label ufficiale del club berlinese Berghain (dove Slater si esibirà la notte di Capodanno, insieme a una enorme parata di stelle della musica elettronica), è dunque iniziata la pubblicazione di Chronicles, una trilogia che subisce in questo dicembre 2018 un’improvvisa e determinante accelerazione, poiché arrivano, a due anni dal primo, il secondo e contemporaneamente il terzo e ultimo capitolo.

Se l’episodio iniziale alternava alcuni inediti e brani tratti dai primi due album, offrendo così all’ascoltatore una selezione capace di esaltare il lato più ritmico e geometrico della proposta di The 7th Plain (una versione più massiccia dei coevi Future Sound of London o dei Global Communication di Mark Pritchard) e i numerosi, colti rimandi al passato (le tecniche del dub giamaicano nella riverberatissima The Super 8, memorie black nel groove spigoloso di T Funk States, la libertà del jazz più avventuroso in Slip 7 Sideways), queste due nuove raccolte approfondiscono gli aspetti più psichedelici e riflessivi, specialmente il secondo (dove spicca la lunga To Be Surreal), mentre con il terzo riaffiorano i beat (ma è una faccenda da cameretta, come dimostra una Time Melts vicina ai vari Indian Wells, Rival Consoles e Four Tet) e si torna forse non proprio a Detroit, ma comunque nel Michigan del luminare techno-dub Rod Modell (Millentum).

Un pezzo di storia della musica e dell’elettronica più spaziale e notturna è contenuto in questo triplo Chronicles, consigliatissimo non solo agli appassionati, ma anche a chi voglia iniziare ad approfondire l’enorme produzione di Luke Slater, di cui quella firmata come The 7th Plain rappresenta un porzione forse non enorme, ma sicuramente rilevante.

21 Dicembre 2018
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