Recensioni

7.3

The Besnard Lakes (ricordiamo che la ragione sociale proviene dal lago Besnard, situato nel nord della provincia di Saskatchewan) sono gli ultimi ad avvisarci del grande temporale in arrivo. Un senso di perenne minaccia, di incombente disastro, lo percepiamo già da mesi. La band canadese ha realizzato in risposta all’attualità un album di oltre settanta minuti, il sesto della sua carriera e il primo per Full Time Hobby, una «suite sull’oscurità della morte e sulla luce dall’altra parte». Se pensiamo che il precedente A Coliseum Complex Museum, del 2016, era quello in cui i coniugi Jace Lasek – che ha perso il padre nel 2019 – e Olga Goreas, alla guida del sestetto, provavano a centrare le loro canzoni più concise e melodiche, il dietrofront sembra arrivare come una nuvola a forma di dito medio nel plumbeo cielo dell’industria discografica. Tanto che i musicisti hanno impiegato tutto il tempo ritenuto necessario per dare forma al lavoro, raffinando antichi brani e intagliandone di nuovi di zecca.

Ci sono addirittura due facciate ben distinte, un lato A e un lato B scolpiti nella pietra: Near Death occupa il primo, Death, After Death e Life stanno sul secondo. Il collettivo di Montreal scende negli inferi e torna indietro senza voltarsi, omaggiando tra le righe illustri scomparsi come Mark Hollis e Prince, evocato peraltro nel piglio soulfoul della meravigliosa Feuds With Guns.

La psichedelia targata The Besnard Lakes unisce a tratti The New Pornographers e The Flaming Lips (si ascolti l’iniziale Blackstrap, disturbata da singulti digitali che bussano, minacciosi, alla porta del romanticismo elettrico, oppure una Christmas Can Wait dalle sospensioni quasi dream, a restituire i viaggi sotto morfina dei moribondi), a volte asseconda un vero e proprio Sturm und Drang attitudinale, evocato anche nell’immagine di copertina come da tradizione vagamente alla Friedrich (il singolo Raindrops). La grandeur che si respira assecondando il flusso ininterrotto delle nove tracce in scaletta – la più corta supera i quattro giri di orologio, la più estesa ne sfiora diciotto con fare fantasticheggiante da Storia infinita che finisce però consumandosi, affacciandosi altrove in loop – si collega alle opere più articolate di Pink Floyd e Spiritualized, sfiora il progressive (The Dark Side Of Paradise) e quindi potrà far storcere qualche bocca, eppure qui siamo sempre in caldi territori rock nella scelta degli impasti sonori. New Revolution azzarda ritmiche per possibili barricate R&B noise, mentre le voci si avvicendano e la cavalcata che è Our Heads, Our Hearts On Fire Again parla da sola, parla di un’opera davvero ispirata, per quanto più attorcigliata e leggermente in calo nella sua seconda metà, che nel complesso terrorizza e conforta. Perché questo è un requiem, sì, ma fiammeggiante, come giustamente specificato nelle note stampa.

The Besnard Lakes Are The Last of the Great Thunderstorm Warnings è un disco fuori moda. The Besnard Lakes Are The Last of the Great Thunderstorm Warnings è un disco epico.

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