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7

In un’epoca – definita da più parti della post-verità – dove cioè il confine tra finzione e realtà si è fatto fragile al punto da trasformarsi in una zona d’ombra, il rischio di cadere in uno stato di paranoia e scarsa lucidità mentale è decisamente alto. I Black Dog rispondono a questo stato di cose stimolando il pensiero attivo su ciò che ne consegue a livello umano e psicologico – alienazione, paranoia e dissonanza cognitiva – utilizzando il linguaggio che conoscono meglio, quello di un’ambient tesa e inquieta (l’avevamo già saggiata in Music For Real Airports) e quello di una techno riflessiva, mantenendo come minimo comun denominatore un’immersione garantita per l’ascoltatore grazie ad inscalfibile maestria ma anche a una persistente e duratura passione.

Black Daisy Wheel, più che dipingere paesaggi, immerge l’ascoltatore in un tunnel sotterraneo dove archi sia tetri che evocativi (Who He Was, Out Of Reach), scie e interferenze (Cognitive Dissident), tappeti minacciosi dalle parti di recenti produzioni hd (Seroxat Smile e Autohoaxer) e synth noir (We Must Repeat), rendono il percorso tortuoso ma non per questo privo del fascino della scoperta. Undici tracce ambient, puntellate qua e là da sprazzi di beat, che non sono solo puro esercizio formale e estetico (7).

Post-Truth punta invece a scuotere chi ascolta, sia portandolo in un paranoico club, sia trascinandolo in stati mentali lisergici. L’album si apre e si chiude allo stesso modo, con due treni (prima Cognitive Dissonance poi Tecnological Utopians) di techno spedita ed essenziale: la cassa dritta si unisce ad atmosfere date da bordoni ronzanti e archi minacciosi. Solipsism, The Truth Is In The Post e The Patti Smith Disaster (titolo bizzarro) confermano lo stato di forma del progetto in quello che è il suo marchio di fabbrica, una ambient techno – o una techno ambientale – ipnotica e di grande impatto sia mentale che emotivo, dove accenni di melodia sintetica liberano costruzioni ritmiche pungenti, che rifuggono il dancefloor per sposare maggiormente la dimensione dell’ascolto meditativo. È un lavoro curato minuziosamente nei dettagli e nell’accostamento degli elementi (timbri, effetti, ritmi) che riesce a comunicare stati d’animo e sensazioni. Reali o immaginarie. (7)

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