Recensioni

7.4

Dopo una svagonata di remix per chiunque personaggio del panorama ritmo, ecco il disco di Bob Rifo e Tommy Tea. E qui siamo al doppio che riassume un orgoglio italo che non è manco più italo, perché solo dopo aver ottenuto il successo internazionale li abbiamo voluti di nuovo in patria. Tornano come vincitori e il messaggio è chiaro: spaccarsi il culo -alle volte- paga. Ci sta anche il parallelo con i Justice. La cattiveria e la cupezza ci sono, gli inni anche, il fashion non manca (anche se qui è un po’ più de noantri).

Partire allora alla conquista di infiniti dancefloor: dal loro pulpito ti sparano delle cose del calibro di Romborama, ma anche dei cambi di stile che ti fanno pensare alla melodia di un Benassi (Have Mercy On Us) o al tocco di Mr. Oizo (Storm). 20 canzoni per la generazione post-fidget, per chi ha come idoli i Daft Punk e cavalca la notte incurante di far parte di una catalogazione il più delle volte forzata. Se siamo ancora qui a parlare di fidget, di french touch e di scuola Kitzuné, probabilmente le tracce sono ancora fresche. Oggi siamo così, ascoltiamo e balliamo le cose che tempo fa pensavamo fossero solo per maniaci. Questo disco trasforma in pop tutta quell’eredità acido/nerdy e la innesta con il metal e il breaking. Un disco che chiude in anticipo di un anno la prima decade degli anni 00. Rifo e Tea: orgoglio e pregiudizio.

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