Recensioni

6.7

Nel 2016 non fa quasi più rumore la pubblicazione di un nuovo album firmato Brian Jonestown Massacre. Non tanto perché il gruppo non sia più in grado di calamitare attorno a sé interesse, tutt’altro, piuttosto perché vista la sua prolificità, si tende a dare per scontato che prima o poi (più prima che poi) qualcosa venga “buttato” fuori. E questa può considerarsi in estrema sintesi l’ovvia conseguenza dell’iperattività artistica di Anton Newcombe, guru di una delle band psichedeliche più influenti degli ultimi venti e passa anni, e in special modo del sovradosaggio di materiale quasi impossibile da assimilare. Basti prendere come riferimento gli ultimi tre anni, che hanno visto il Nostro pubblicare ben quattro album sotto la ragione sociale BJM (Revelation, Musique de Film Imaginé, il mini album Thingy Wingy e il fresco di stampa Third World Pyramid), collaborare con la cantautrice Tess Parks nel suo I Declare Nothing e, infine, adoperarsi nella scrittura della colonna sonora per il film Moon Dogs diretto da Philip John.

Ci si potrebbe domandare dunque cosa aspettarsi e quali speranze riporre in un nuovo album dei Brian Jonestown Massacre, una domanda che suona già di per sé pleonastica. La sensazione che si vive una volta aperta la porta di un qualsiasi disco targato BJM, e vale anche per quest’ultimo Third World Pyramid registrato e prodotto dal solo Newcombe nel suo studio berlinese Cobra Snake, è sempre quella di ritrovarsi ospiti di amici di lunga data. L’inizio acustico-spettrale di Good Mourning affidato alla voce femminile di Katy Lane risulta quindi spiazzante fino a un certo punto, anche perché le successive Government Beard – canzone da tempo eseguita dal vivo da Newcombe & co. – e Don’t Get Lost, entrambe caratterizzate da minuziosi arrangiamenti orchestrali, arrivano immediatamente a mettere le cose al loro posto. Siamo tra le mura amiche della psichedelia alla quale i BJM ci hanno abituati e che riabbracciamo nei chitarroni marcatamente psych-rock di Like Describing Color to a Blind Man On Acid (brano che per certi versi sembra fare il verso a This Is Why You Loved Me), nei nove minuti di ballata dalle sfumature orientali di Assignment Song, nello psych-(kraut)rock della traccia che dà il nome al disco e nella ballata dal retrogusto beatlesiano di The Sun Ship.

Mettendo bene a fuoco l’opera si scopre che la componente sorprendente è, come era stato per il sopracitato Musique de Film Imaginé, tributo di Newcombe al cinema francese di Godard, Truffaut e in generale alla Nouvelle Vague, quella dimensione cinematografica che riaffiora nelle strumentali Oh Bother e Lunar Surf Graveyard (quest’ultima a rimandare a certe soundtrack western). Come se Newcombe avesse aperto una nuova frontiera per la sua personale innovazione artistica, scrivendo canzoni per film “immaginari” da custodire tra le pareti della sua “folle” mente. A ben vedere, un motivo in più per sperare, un giorno, di poter osservare il mondo con i suoi occhi.

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