Recensioni

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Confrontarsi con un proprio passato famoso non è certamente una passeggiata: ci provano i redivivi Cars, scioltisi nel 1988 e freschi di reunion in formazione originale (manca lo scomparso bassista e cantante Benjamin Orr, va da sé, non rimpiazzato in questo caso, se non dal tastierista Greg Hawkes e dal produttore Lee) e tour annesso. A fronte di dichiarazioni di non ritorno da sempre da parte del leader Ric Ocasek, titolare di una discografia in proprio, si ripresentano ora con Move Like This.

Non si può dire che il loro sound non sia stato ipercitato e copiato negli anni da tutti gli emuli delle più svariate wave (vero Strokes, Weezer, Killers e compagnia?) che hanno imparato da loro come mescolare chitarre e sintetizzatori, pop e rock, ed eccoli in un certo senso a riscuotere. L’album, prodotto da Ocasek con Jacknife Lee (Bloc Party, R.E.M.,) si mantiene su livelli abbastanza omogenei, riecheggiando un suono basico piuttosto tipico della fase d’oro, sintetico con gusto e senza troppi fronzoli. Va da sé fare un confronto, accostando i brani di oggi a ieri: il lirico Soon alla storica Drive, l’opener Blue Tip, e poi Too Late, Sad Song alle loro hit, con tocchi power pop e echi alla Bryan Ferry di sempre (Drag On Forever, Take Another Look), e in effetti molti dei pezzi dell’album sembrano perfettamente fare da specchio al passato. E se si avverte qua e là a livello stilistico la mancanza di Benjamin Orr sia strumentalmente che nel cantato, per il resto Move Like This non sfigura affatto, riproponendo una classe che ha fatto scuola.

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