• mar
    15
    2019

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Impulse!

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Non fosse chiaro l’amore per lo spazio profondo dei Comet Is Coming, non fosse chiaro per il nome scelto o per la costellazione di riferimento – tutto lo scibile compreso in una dimensione altra che va da Sun Ra a Pharoah Sanders passando per i coniugi Alice e John Coltrane – che sta lì, paciosa e curiosa, nelle distanze siderali a proteggere dall’alto e dare il suo beneplacito, basterebbe prendere la traccia inaugurale di questo Trust in the Lifeforce of the Deep Mystery, ovvero Because The End Is Really The Beginning. Come a dire, non c’è soluzione di continuità, tempo e spazio sono convenzioni umane, nella profondità dello spazio il ciclo vitale è un loop in continua evoluzione and so on.

No, niente droga per chi scrive; solo l’adeguarsi a quella specie di concept che sottostà all’intero album, ovvero un lavoro che «vuole rispondere a domande universali con verità universali» attraverso una serie di tracce che sono indizi di un percorso conoscitivo che si addentra nel mistero dello spazio profondo, da considerarsi sia come cosmo che come spazio interiore. Birth Of Creation, Astral Flying, Timewave Zero o la conclusiva The Universe Wake Up rimandano già dai titoli a questa idea e ci forniscono una specie di immaginaria e immaginifica mappa astrale per orizzontarci dentro questo album caleidoscopico e intrippante messo su da King Shabaka (alle ance, ovviamente), Danalogue e Betamax, ovvero quel demonio irrefrenabile di Shabaka Hutchings, Dan Leavers (alle tastiere) e Max Hallett (alla batteria).

Alzando e abbassando il ritmo, lasciando spazio di volta in volta a ognuno dei tre protagonisti, traslando una specie di afrobeat corposo e dancehall oriented verso dilatazioni da space is the place (Timewave Zero), prendendo le profondità del dub e rilasciandole in una modalità electro-funk senza freno (Super Zodiac) e, in Blood Of The Past, l’unico brano cantato dalla guest Kate Tempest, lanciandosi addirittura in invettive/ammonimenti contro la società moderna, i tre si dimostrano in uno stato di grazia e in grado di rilanciare veramente una new thing che prescinda da revivalismi gratuiti o ammiccamenti inutili.

Chiosa seria: l’album lancia realisticamente una visione della musica del futuro rielaborando il passato, la tradizione, l’intero universo di riferimento, e lo fa con chirurgia accademica, quasi, mista a tantissimo sentimento. Chiosa scherzosa: se di norma siamo soliti evocare un meteorite, stavolta ci accodiamo ai tre e confidiamo nell’arrivo della cometa.

15 Marzo 2019
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