Recensioni

6.5

Non starò ad annoiarvi con la storia del supergruppo. Quando c’è Jack la statua di cera, l’Elvis moderno, il discorso da fare è semmai un altro. Perché non ci stupisce vederlo sempre più calato nei panni insalubri della rock star, e neanche che i suoi nuovi amici (anzi amichette) gli aprano le porte portandolo oltre l’ortodossia hard rock.

D’accordo, i Dead Weather aggiornano il blues elettrificato con istanze di fine Settanta (il synth di No Hassle Night) e persino Novanta (il crossover Lollapalooza style di Treat Me Like Your Mother), pensa un po’. E la cosa riesce, vivida e ultra Rock come piace al vecchio ragazzo uomo. Ma non ce ne importa. Davvero.

Non ci importa che piacciano o no queste nuove canzoni. Che Jack suoni la batteria o la chitarra. Che il guitar stomp à la Black Sabbath di New Pony mi piaccia e che gli scimmiotti della Mosshart a mo’ di Fiery Furnaces, differentemente da quelli coollissimi dei Kills, le giovino. Tutto questo, veramente, non serve a nulla. Conta la smania. Lo sfregamento.

Che non ci credi fino in fondo che sei l’Elvis moderno. E nello sbatterti eccoti l’ologramma rock. Il portale senza il trapasso tu che, nel portale 69-09, a trapassare, ci giochi. Vuoi entrare, Jack. Perché dal 69, i miti tirano le cuoia e entrano in campo gli animali. Gente senza regalità vera però.

Lasciate perdere i Raconteurs. Sono un’altra cosa. E’ l’attitudine. E’ la malattia. E non è il riff, il climax, la posa, il fuoco a perderci. E no, neanche il lavoro. Che si consuma. Che va giù. Come il burn con la coca-cola. Ma farti un sorriso tra una tirata di eyeliner e l’altra, Jack?

Voti
Amazon

Ti potrebbe interessare

Le più lette