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7

Rispetto all’esordio Horehound, la differenza sta nel gioco di squadra. I Dead Weather, scemato l’effetto sorpresa della formazione (Jack White formalmente alla batteria) e nella formula (un hard-blues aperto al crossover, un taglio goth e post-modernista), si comportano come chi non ha bisogno di strafare per confermarsi.

Sea Of Cowards pare registrato in poco tempo e con il menefreghismo necessario, gerarchizzando così – una volta per tutte – il progetto al numero tre nel cantiere ex White Stripes, ma anche conferendogli la scioltezza e l’inventiva necessarie.

La maggiore presenza al canto di Jack (in due canzoni canta da solo, nelle altre duetta utilizzando call and response) è puramente casuale: Allison Mosshart guadagna sensualità e personalità in episodi come Gasoline e Jawbreaker, mentre l’uomo che fa veramente la differenza è Dean Ferita. Accanto a canonici riffoni primi ‘70 impartiti dal batterista, lo Stone Age infila effetti su effetti impiegando la chitarra a mo’ di synth e viceversa.

L’apporto retro-modernista è, di fatto, l’incastro sottile che ne costruisce la cifra stilistica o se preferite il miglior sabotaggio al marchio di fabbrica White Stripes, presente e in alcuni casi pure ingombrante (No Horse). In questo contesto di regole autoimposte o accettate (alla fine dei conti è pur sempre un side project), scherzetti elettronici (Looking At The Invisibile Man) e cazzatine (I’m Mad) finiscono per acquisire una posizione “altra” rispetto al giochetto da rockstar compiaciute; piuttosto, tracciano un’alternativa ai consueti episodi dal taglio blues (Jawbreaker) e conferiscono al sophomore dinamica, varietà e un paio di momenti degni del miglior Jackie (Blue Blood Blues: formidabile gioco tra Sabbath e Zeppelin, effettistica e controcanti soul; The Difference Between Us: tensione sottotraccia e circolarità sintetiche che conducono a una coda d’esplosioni psych-blues).

Rimane, è vero, un sapore di prodotto da supermercato dell’autenticità (o proprio di essa ci si prende affettuosamente gioco, il dibattito è aperto), eppure la contromossa è funzionale e l’album si gusta proprio in ragione dell’intesa tra i musicisti.

A corrente alternata o congiuntamente blues-sintetica, Sea Of Cowards fa il suo dovere: arrivare dritto in pancia, e anche più giù.

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