• Mag
    01
    2002

Album

Kill Rock Stars

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Il dipinto in copertina mostra un veliero che naviga in mare aperto in condizioni di bonaccia, e dal quale sagome umane e di animali (si scorge chiaramente quella di un cane) abbandonano la loro dimensione terrena per elevarsi, spiritualmente e fisicamente, verso il cielo. Sembrerà strano pensarlo, e forse ancora di più dirlo, ma la musica contenuta nel debutto sulla lunga distanza dei Decemberists è perfettamente rappresentata da questa immagine, visto il trasporto emotivo ed il lirismo che riesce a trasmettere in chi l’ascolta.
Registrato negli Are you listening? Studio, sempre con la co-produzione di Simon Widdowson, l’album si apre come meglio non potrebbe. Infatti Leslie Anne Levine, Here I Dreamt I Was An Architect e July, July!, i primi tre brani in scaletta sono senza alcun dubbio i migliori mai usciti dalla penna di Meloy, e da soli basterebbero per giustificare l’acquisto dell’ intero lavoro. I primi due sono delle ballate mid-tempo con arrangiamento acustico, costruite con sapienza e grazia su dei crescendo armonici e vocali tra la strofa ed il ritornello, e con i soliti testi, che ormai definire surreali è perlomeno riduttivo (non è da tutti sognare di essere all’interno dello stessa vicenda un soldato che passeggia per Birkenau durante il carnevale, un architetto preoccupato di costruire un luogo sicuro, ma privo di barriere, in cui vivere ed amare ed infine un burattinaio spagnolo insidiato da contesse e cortigiane…); mentre il terzo è un vero e proprio gioiello di indiepop melodico, un inno alla stagione estiva, con tutta la sua contagiosa positività. Altre perle dell’album sono la ballata a luce di candela Grace Cathedral Hill e l’accoppiata finale California One-Youth And Beauty Brigade, stranamente unite in un’ unica traccia pur essendo due splendide e compiute canzoni a sé stante, la prima con un suono molto west coast (come il titolo suggerisce), la seconda più folkeggiante. Anche Odalisque, con l’hammond di Jenny Conlee e la voce di Meloy in bella evidenza, e Cocoon, più introspettiva e guidata da un romantico fraseggio tra la chitarra e il piano, sono due episodi di assoluto spessore.

Ma è nel suo complesso che Castaways And Cutouts riesce pienamente a convincere, con la sua varietà di umori e, allo stesso tempo, la sua precisa identità stilistica (elemento distintivo di tutti i grandi album), che lo rendono come il disco fondamentale all’interno della discografia dei Decemberists (accompagnato dall’ ep d’esordio), oltre che un acquisto obbligatorio per gli appassionati del pop più ricercato ma comunque dall’alto tasso melodico. Sono veramente pochi i dischi che riescono a farti sognare ed emozionare sia con i testi che con la musica. Da questo punto di vista, Castaways… è un centro pieno, un’avvincente raccolta di racconti musicati, ed un’evocativa collezione di canzoni letterarie. E poi quella copertina…

1 Marzo 2003
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