• Apr
    01
    2009

Album

Rough Trade

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Ci sono band che hanno raggiunto nel corso degli anni una sicurezza e un’esperienza tale, nel loro percorso artistico, che viene loro naturale immetterla in quello che fanno. È il caso della carriera decennale dei Decemberists e del deus ex machina Colin Meloy, il quale centra con l’ultimo The Hazards Of Love la sua quadratura del cerchio.

Il pretesto per la scrittura dell’album è giunto da un vecchio EP di Anne Briggs dal medesimo titolo. Meloy se ne innamora e decide di scriverne una title track, dato che nell’EP mancava. Da qui l’incipit per il resto del disco, che oramai aveva preso la forma del concept intorno a quella song. Musicalmente The Hazards Of Love prende ispirazione dal british folk revival ibridato con il proto metal (echi di Led Zeppelin e Black Sabbath) accomunati secondo il Nostro da un medesimo senso della narrazione e dell’ambiente, e dal superamento della scrittura in prima persona. Sperimentare con lunghezze importanti e temi espansi non è in realtà una novità per la band, che già da The Tain (2004) aveva usato il mito irlandese, mentre nel precedente The Crane Wife si era trattato di un antico racconto giapponese.

Qui il valore aggiunto è il risultato mai barocco ma molto equilibrato, ambizioso ma non autoreferenziale. Ben arrangiato e strutturato in sezioni, con i temi concettuali e musicali che vengono ripresi e nel finale si mescolano come ogni rockopera che si rispetti. Quindi folk, elementi protometal e prog ma anche pop a fare da collante all’intera struttura musicale, che ruota concettualmente intorno al racconto che vede protagonista una donna, Margaret, che rimane vittima di una bestia proteiforme, il suo amato William, la regina della foresta e un libertino pericoloso. Classici temi da leggenda quindi, come era naturale.

Il disco è stato realizzato con l’aiuto di numerosi ospiti, che vanno da Shara Worden (My Brightest Diamond) e Becky Stark (Lavender Diamond), per le parti cantate femminili, a Jim James dei My Morning Jacket e Robyn Hitchcock in alcuni brani. Prevale il senso narrativo, l’ampiezza da suite, ben resa dalle ospiti femminili, sia quando riprendono Anne Briggs nella vocalità (Becky Stark in Margaret In Captivity che sa dell’ariosità di una Kate Bush), sia quando si sente l’impeto Arcade Fire come nell’articolata The Wanting Comes in Waves / Repaid cantata dalla Worden.

15 Aprile 2009
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