Recensioni

Avevamo lasciato i Dodos alle prese con il produttore Phil Ek (Built To Spill) e con la svolta di Time To Die: un album che prendeva le mosse dal fingerpicking cristallino di Visiter per avvicinarsi a modelli 'indie' più canonici. E' un genere di percorso che a quanto pare fa gola a molti, come testimonia ad esempio l'ultimo Tapes N Tapes, ma che difficilmente porta risultati incisivi, e infatti entrambi gli album hanno lasciato i rispettivi gruppi in un limbo: le aspettative dei fans sono state disattese e al contempo i riferimenti cui si tendeva non sono stati raggiunti.
Ora esce No Color, quarta prova per il duo californiano, e subito traspare l'ammissione di questo passo falso e la volontà di recuperare: nella cartella stampa non si fa alcun riferimento al disco precedente e ci si affretta invece a nominare John Askew, già produttore dei primi due dischi e qui nuovamente in console. Certo non possiamo dire che questa mossa sia sufficiente a tornare indietro davvero: la freschezza delle prime due prove sembra persa definitivamente in luogo di un profilo più alto. Semplicemente stavolta ci si rivela abili ad approfittare dello status raggiunto per contemplare una gamma di possibilità più ampia, mentre sottotraccia si recupera in parte la formula magica che fece da ponte tra la vecchia scuola folk di un John Fahey e quella contemporanea dei Fleet Foxes (Don't Try And Hide It e Don't Stop).
Ecco allora ancor più di prima le chitarre elettriche a declinare riff sulle armonie acustiche di Meric Long (Black Night); e a mescolare ulteriormente le acque ecco chiamata in causa nientemeno che Neko Case, i cui cori spingono qua e là in direzione Canada: inevitabilmente la Vancouver dei suoi New Pornographers, ma forse ancor di più la Montreal degli Arcade Fire, soprattutto nei momenti in cui il drumming si fa meno brioso e più cadenzato. Un suono generale più ricco di prima, insomma, ma pure l'impatto energico che ricordavamo, quelle tentazioni melodiche puntualmente stemperate da serratissime fughe strumentali (Going Under), la voglia genuina di divertirsi applicata a un linguaggio fortemente personale sul piano delle liriche così come degli arrangiamenti: i marchi di fabbrica dei Dodos, che oggi sposano un'autentica voglia di rinnovamento. Siamo di nuovo sui binari.
Amazon
