Recensioni

7.5

Suadente e ipnotico, sfocato e da trip, Bes è la prima manifestazione di una sigla poco nota e che invece racchiude tre pezzi grossi delle commistioni tra occidente e oriente: Maurice Louca (Alif), Sam Shalabi (Land Of Kush, Shalabi Effect) e Alan Bishop (Sun City Girls). Bes nasce da una occasione particolare, ossia la convivenza dei tre in quel de Il Cairo, esattamente nel quartiere di Agouza (da cui la ragion d’essere di parte della sigla), nel 2012, e dalle cui session notturne, spesso se non sempre improvvisate ed estremamente produttive, se si considera che le molte ore di registrazione originarie hanno subito una drastica selezione in studio nel 2014, nascono le sei canzoni spalmate sui due CD di questo esordio.

In soldoni, il percussionismo reiterato dei loop di Louca a far da scheletro, il minimalismo krauto del basso acustico di Bishop (che si diletta anche con qualche voce e sax) a tratteggiarne le fondamenta e la chitarra libera, sognante, aspra e ruvida di Shalabi a svolazzare zigzagando apparentemente senza obblighi o costrizioni, (ri)creano un mondo che è sfocato come un abbandono nel deserto, ipnotico e reiterato come certo krautrock calato in una terra di nessuno girata verso Oriente, allucinato come un viaggio indietro nel tempo e fuori dai luoghi. Roba intensissima, pervasa da una certa spiritualità (Bes, il dio “nano” che fornisce l’altra parte della sigla, è «worshiped as the defender of all things good and enemy of all that is bad»), psichedelica fino al midollo, nel senso che apre realisticamente porte percettive durante l’ascolto e che si nutre sia della dimensione onirica che di quella “ritualistica” nell’elaborazione di un album che è puro godimento. Senza timore di far torto alle restanti 5 canzoni – qualcuna più accesa, qualche altra più ipnotica (Clean Shahin), qualche altra ancora più oppiacea (Resinance), ma il mood generale è quello descritto sopra – è la conclusiva e fluviale Museum Of Stranglers, coi suoi 36 minuti, a farla da padrona e, insieme, a ergersi a monumentale paradigma di un suono che è art-rock, kosmische liquida, etno-psych, spiritual-jazz, minimalismo senza soluzione di continuità o gradazione. Trascendenza, ma di quella pura.

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