Recensioni

7.4

Abbiamo ancora negli occhi (e nelle orecchie) quello spettacolo di suoni in libertà che gli Ex in formazione allargata alla Brass Unbound portarono in giro un annetto fa culminando in un live al romano Brancaleone da lasciare a bocca aperta. Ora quel caleidoscopio di suoni liberi trova una sua collocazione discografica in questo Enormous Door, album pensato e registrato proprio durante quella manciata di date italiane (opera di Riccardo Parravicini presso gli studi leccesi Posada Negro) in formazione raddoppiata, che allo storico quartetto di anarco-punk olandesi vede aggiungersi pezzi grossi del giro “impro-jazz” come Mats Gustafsson e Ken Vandermark ai sax baritoni e tenori, Wolter Wierbos al trombone e il nostro Roy Paci alla tromba.

Si capirà da subito che sulla base punk senza steccati, fluttuante, energica, melodica, eccentrica e positivamente quartomondista come quella che gli Ex portano fieramente avanti da un trentennio abbondante senza mai risultare copie di se stessi, si vanno a stratificare composizioni che fanno dei fiati orchestrali la propria peculiarità.  E che questa mistura avviene in maniera talmente naturale che è veramente difficile credere che questo sia un progetto estemporaneo. Dopotutto, i quattro in più vivono ognuno la propria musica esattamente come i quattro olandesi: in maniera totalmente aperta, libera da paletti e concepibile come un flusso unico in cui movimenti circensi (Bicycle Illusion è da big band estrosa alla maniera dei balcanici) e passaggi ferali da funeral band – qui molto c’avrà messo il caro Paci –, influenze afro-funkettone (il traditional etiope Belomi Benna qui rivisitato) e stramberie assortite (We Are Made Of Places sembra riecheggiare la The Gift velvettiana in modalità afro-jazz) convivono pacificamente al servizio di una visione musicale a 360 gradi. Ennesima dimostrazione, se ancora ce ne fosse bisogno, della statura di un progetto che supera ogni aspettativa ad ogni nuova prova.

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