• Apr
    02
    2013

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Bella Union

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L’imprevedibilità al potere, balzana e caustica, caciarona e ricercata, gioiosa e delirante, provocatoria e naif, in costante equilibrio tra sperimentazione e goliardia. Vietato aspettarsi da un nuovo album dei Flaming Lips uno sviluppo ovvio del loro percorso. In questo senso, The Terror fa ovviamente quel che deve: ci spiazza. Ci sconcerta. Nove tracce di soul liofilizzato androide (Turning Violet), droni seriali eterei come bambagia di fall out nucleare (una You Are Alone che sembra provenire da un monastero di Andromeda), scossi talora da un impeto acido e indolenzito oppure screziati di elettricità brusca come lana di vetro (vedi soprattutto la chitarra funky che innerva Always There…In Our Hearts).

Il canto di Coyne, una litania in (semi)falsetto come emulsione gospel in un acquario lunare, contribuisce a spandere un senso di disarmo pervadente, il timore della sconfitta dell’amore proprio nel momento in cui più ne avremmo bisogno. Per vivere e sopravvivere a noi stessi. Va individuato qui il terrore cui allude il titolo? Forse. Sarebbe la premessa ideale di queste melodie affrante, impegnate a covare un cucciolo di speranza fragile (una Bee Free, A Way che chiama in causa gli Air più lirici e valvolari, i Beach Boys industrial-ambient della title track), a cullarti in una sparsa, dolciastra malinconia (come in Try To Explain – liturgia robotica Jason Lytle in fregola Current 93 – o nella più mossa Look…The Sun Is Rising, tipo i Depeche Mode solarizzati Eno). Una proposta del genere non poteva non pagare doveroso pegno ai Kraftwerk (le pulsazioni motoristiche ed il riff reiterato di You Lust) e strizzare l’occhio ai Radiohead della svolta sintetica (nell’inquietudine madreperlacea di Butterfly, How Long It Takes To Die), senza tuttavia perdere il contatto col proprio repertorio, perché è abbastanza chiaro che i precedenti di questi pezzi stanno negli episodi più diafani di The Soft Bullettin (What Is the Light?) o nei cromatismi radianti di Yoshimi.

Possiamo sottolineare forse un po’ di fiacchezza sul versante delle melodie, tutte piacevoli però quasi mai toccanti e magari un po’ ripetitive, come se fossero un puro pretesto per confezionare – assieme al compagno di merende lisergiche Dave Fridmann – questi ordigni post-sintetici. The Terror resta comunque un’altra tappa – la trentesima! – importante del patafisico percorso flaminglipsiano verso la loro personalissima idea di pop assoluto, celebrata idealmente con una bonus track (Sun Blows Up Today) quanto mai ipercromatica, esplosione wave-psych dinamica e orecchiabilissima di germogli Sessanta, Ottanta e oltre.

2 Aprile 2013
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