Recensioni

6.8

Il duo nell’accezione post-White Stripes può voler dire garage-rock bluesy e pestone con basso&batteria che si slanciano a rotta di collo tra urgenza luciferina e incedere rock. Oppure psichedelia ascensionale infinita alla maniera degli Om. O ancora, noise brutale in modalità carrarmato come nel caso dei Lightning Bolt.

Poi però, ed è il caso dei qui presenti The Great Saunites, ci sono esperienze che pur non innovando riescono nella affascinante fusione dei suddetti referenti. L. Kandur Layola (batteria) e Atros (basso) – nome de plume dietro cui si nascondo i due protagonisti – mettono in scena tre lunghi brani in cui dispiegano l’ampia apertura alare tra psych dilatata, stoner corposo e rock mefitico prediligendo ovviamente la profondità del groove coinvolgente.

Se qua e là emergono reminder Sleep (Golden Mountain) o Black Sabbath (l’attacco della title track), l’afflato kraut-rock alla Can (si noti il gioco di rimandi del titolo dell’album) e le ambientazioni oscure ed ipnotiche sono rese in maniera molto personale tra scarti improvvisi di velocità, ritmiche mai statiche e vertigini umorali. Luca Ciffo (Fuzz Orchestra) alla registrazione e Giuseppe Ielasi al mixing sono poi più di una garanzia per questo giovane progetto lodigiano e l’ennesima bella sorpresa per la label di Alberto Pirti Messaggi.

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