Recensioni

7.2

Beach goth” è una definizione fantasiosa che nelle intenzioni dei californiani Growlers starebbe ad indicare l’insolito connubio fra il sole della Costa Ovest e i chiaroscuri New Wave. Poco importa che, nei fatti, le trame pigre del loro guitar pop si confondano con lo scazzo degli Strokes e la slackness delle indie band anni ’90. La componente wave si traduce in un minimalismo pop a cui i Nostri sono giunti asciugando progressivamente le trame, attraverso un processo di sottrazione perfezionato nei tre precedenti album.

Che fosse arrivato il momento per un cambio di passo lo si era capito da tempo. Due anni fa i Growlers avevano giocato la carta della collaborazione d’alto profilo, facendosi produrre l’album da Dan Auerbach. Nulla da fare, purtroppo. Il risultato di quelle registrazioni era stato considerato troppo pulito rispetto agli standard informali del gruppo, e dunque cestinato. Nel frattempo sono usciti un album (il divertente Hung At Heart) e un EP (il promettente Not. Psych!). Ora arriva questo Chinese Fountain, che trova la quadra con un suono mid-fi che valorizza le preziose melodie della band e le permette di giocare con le sfumature.

Incredibile cosa si possa fare con pochi tocchi di twang e una vena melodica fuori dal comune. Fra una Big Toe che pare scritta dai Kinks in vacanza ad Honolulu e una Black Memories che è tutta tramonto e malinconia, i cinque trovano il modo di cimentarsi anche con funk (anche se lo shuffle e i synth cheap della title track, la fanno sembrare più la parodia di un brano disco) e reggae (su Dull Boy lo suonano come potrebbero suonarlo i Beat Happening di prima mattina).

Insomma questa volta i Nostri ce l’hanno messa tutta per dare un senso al loro pop ironicamente post moderno. Perché se è vero che il cantilenare distratto di Brooks Nielsen si scambia spesso con quello di Alex Turner, va riconosciuto ai Growlers di essere solidi autori di canzoni. Valga per tutte una Not The Man che fra chiaroscuri (questa volta veramente) post punk e un chorus che profuma di spezie 60s, finisce per non assomigliare ad altro che a se stessa.

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