• Apr
    15
    2013

Album

Tri Angle

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Inferno e morte, irrequietudine e incubo. Excavation è un viaggio quanto mai realistico nei luoghi più reconditi e oscuri dell’inconscio umano, nonché una fine prova di audiofilia ed estetica sonora. Concepito come il seguito del buon esordio omonimo – da ascoltare uno dietro l’altro – pubblicato nel 2011 per Aurora Borealis, Excavation segna il passaggio del compositore – più che produttore – inglese The Haxan Cloak sotto la venerabile Tri Angle di Brooklyn. Il ragazzo dietro lo spettrale moniker (haxan in svedese significa strega) – tratto dall’horror muto del 1922 Häxan – è Bobby Krlic, ventisettenne dello Yorkshire dalle chiare origini slave, ora residente a Londra. Affascinato dagli aspetti più “neri” della vita, Krlic preferisce tenersi alla larga dal termine “dark” e ricercare semmai quell’adrenalina che può offrirti il terrore oppure il disagio. 
Bobby cresce in una famiglia vicina alla musica, con il crust e l’hip hop passati dal fratello maggiore e scovando spunti compositivi in gruppi drone doom come Sunn O))) ed Earth, quanto in Trent Reznor. Temi ed intenti però lo slegano da una logica strettamente musicale, ricollegandolo concettualmente ai linguaggi cinematografici Lynch-iani, all’immaginario surrealista o alle colonne sonore di Wendy Carlos per Kubrick, in maniera tale da rievocare le nevrosi claustrofobiche di film come Eraserhead o Shining.

Le registrazioni di Excavation partono da materiale grezzo ricavato da strumenti acustici, tutti suonati da Krlic, negli studios della Britten-Pears Foundation. Il risultato è però quanto più lontano possibile da un’ottica terrena, a parere dell’autore rappresentata da strumenti analogici e field recordings. I campionamenti di gong, timpani, percussioni d’orchestra ed archi vengono così sapientemente crushati, “disorientati” e distorti, col fine di creare unmood trascendentale nelle orecchie dell’ascoltatore attraverso un campionario di bassi in saturazione e rimbombi cavernosi.

Ne scaturisce un suono decisamente palpabile ed elaborato, vivo e solenne, dove ogni drone viene aperto in molteplici sfaccettature con un’estensione e una profondità notevoli. Le percussioni vengono in molti casi lasciate semplicemente propagarsi e, per quanto minimale sia il risultato, i battiti sono ben calibrati, come se ogni frammento di suono colpisse fisicamente l’ascoltatore in prima persona.

Excavation, come precedentemente accennato, prende le mosse dal precedente LP, dove una certa agonia sonora culminava con la morte della sua impersonificazione. Consumed è spirazione. Qui inzia quell’evacuazione dell’anima e quel tragitto che la porterà lontana dalla condizione terrena, in una sorta di commedia dantesca verso gli inferi. Krlic affronta i suoi fantasmi addentrandosi in un oltretomba vivente, sfidando la stessa condizione umana di paura verso l’ignoto. 
La lenta discesa, l’escavazione verso il profondo e l’attesa del giudizio, trovano massima rappresentazione nella title track, lunga trasfigurazione dello spirito suddivisa in due parti.
 Due lamenti funebri aprono di fatto le porte dell’inferno e portano nomi (Mara e Miste) che celebrano antiche elegie perdute in un crescendo di tonfi imponenti e vibranti arricchiti da sample di anime dannate.

Le due parti di The Mirror Reflecting mostrano un certa componente melodica e ritmata grazie agli archi. I componimenti ripercorrono concettualmente la valenza mitologica e simbolica dello specchio nell’immaginario popolare e nella retorica ellenistica, oggetto simbolo di narcisismo e perdizione sulle rive dell’Ade, nonché porta dell’anima per l’aldilà. Brkic sul finale si spinge anche oltre, in una rappresentazione del divino con Dieu (Dio in francese), in cui l’onnipotente viene interpretato come una macchina ad impulsi e bit che si dissolve lentamente in maestose onde di droni e giri di arco.

Brkic scopre l’equilibrio nelle simmetrie impossibili di Helm, un inferno intimo sotto la metropoli notturna deiRaime, e colma di pathos le oscure ipnosi di Demdike Stare in un lavoro che avvicina la Tri Angle alle sorelle maggiori – più che altro per target di età dell’ascoltatore – Blackest Ever Black e Modern Love. Opera senza tempo.

9 Aprile 2013
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