• ott
    15
    1986

Classic

Go! Discs

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La rapida parabola artistica degli Housemartins rimane, anche nella sua relativa incidenza, uno dei momenti più significativi e vivaci del pop revival britannico della metà degli anni Ottanta. In quello scorcio storico il movimento punk si era ormai dissolto (sopravviveva solo nelle sue frange più anarchiche) e il post-punk stava agonizzando: quelli che erano stati i gruppi di punta nell’interpretare il filone dal punto di vista concettuale (sperimentalismo, avanguardia, smisurata fiducia nella possibilità di trovare sempre nuove vie espressive) erano spariti o si erano convertiti alle esigenze di sfondare in classifica (ad es. Human LeagueScritti PolittiSimple MindsNew Order). A furoreggiare c’erano gli Smiths, che avevano da poco pubblicato The Queen Is Dead, e lo stile musicale del pop revival, figlio del twee pop romantico degli scozzesi Aztec Camera e potente strumento nella rievocazione nostalgica degli stili musicali popular degli anni Cinquanta e Sessanta. Come a dire, la frizzante e coinvolgente musica delle ballroom, dei pub e delle feste danzanti nelle colonie estive degli anni Cinquanta e Sessanta contro il piatto grigiore dell’Inghilterra del thatcherismo trionfante.

Gli Housemartins irruppero sulla scena musicale come uno dei migliori gruppi alter-ego degli Smiths: l’immaginario degli Housemartins sembrava semplice e accattivante, politicamente corretto, musicalmente turbolento e frizzante e nello stesso tempo visivamente low-key (il maglioncino cardigan del cantante sulla copertina del primo LP divenne una vera icona di look). Intanto la provenienza da Hull, sede di una fiorente industria primaria (la pesca) e di una gloriosa squadra di calcio (all’epoca fortissima), conferiva quell’orgoglio northern che faceva perfettamente pendant con le origini proletarie del gruppo e l’impegno agit-prop di sinistra (singolarmente mischiato con una spruzzata di cristianesimo). Altrettanto decisivo fu il sound che sovrapponeva soffici armonie vocali su un tappeto di folk, gospel, doo-wop, Merseybeat, surf, soul e R’n’B e che li rese capaci d’inanellare nell’album di debutto un’incredibile serie di 12 potenziali hit da classifica.

Pubblicato nell’ottobre del 1986 per la Go!Disc, una delle ultime label indie, London 0 – Hull 4 (non si sa se il titolo si riferisse a una serie di vittorie calcistiche o alla prevalenza di ottimi gruppi rock provenienti da Hull rispetto a Londra) è in effetti un treno lanciato in corsa dove le impennate ritmiche di Norman Cook (basso; il futuro Fatboy Slim) e Hugh Whitaker (batteria) e le impostazioni delicate e lineari della chitarra di Stan Cullimore propellono alla perfezione l’angelica e adenoidale voce di Paul Heaton. Il quale si destreggia con disarmante naturalezza fra i gospel di Lean On Me ed Anxious, lo skiffle di We’Re Not Deep, la rumba di Get Up Off Your Kneese, il blues rock di Freedom; senza dimenticare i singoli Flag Daye, gli scatenatissimi Sheep e Happy Hour contraddistinti da un’irreprimibile impulso al ballo e da una caustica denuncia sociale (Sheep contro l’apatia dominante, Happy Hour contro la cultura del lavoro aziendale).

Non può davvero sorprendere come questo LP abbia raccolto all’epoca una così straordinaria popolarità, al punto da godere letteralmente di un battage pubblicitario assolutamente disinteressato e del tutto gratuito: il ristretto gruppo di fan della band seguiva tutti i concerti, propagandava l’LP col passaparola e addirittura ospitava i musicisti durante i tour. Gli Housemartins costituirono (e vennero accettati come) un riuscitissimo esempio di corrispondenza fra armonie orecchiabili, arrangiamenti brillanti, ritmi ballabili e testi politicamente significativi, ma senza essere retorici; in pratica, un canonico prodotto di pop britannico che ha mantenuto negli anni un’incrollabile capacità di intrattenere senza rinunciare a chiedere “da che parte stai ?”.

PS. Nel 1992 l’album è stato rieditato in CD con 4 pezzi aggiuntivi (con una cover di People Get Ready di Curtis Mayfield) e ancora nel 2009 è uscita una versione deluxe doppia con bonus tracks, b-sides e live versions.

27 ottobre 2016
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