Recensioni

Terzo album (senza contare la raccolta di B-sides Sawdust dell’anno scorso) per la band di Las Vegas. Gli ingredienti sono il solito rock progressivo americano synth based (gli 80 del Boss, tanto per dire un nome), una strizzatina al glam (Mika?) e qualche concessione alle estetiche nu-camp dei MGMT. Per la band di Brandon Flowers è già da un pezzo che non si sente più la carica dell’esordio, anche se dietro alle leccate e ai lustrini c’è ancora la capacità di produrre singoli e ritornelli superpop, cose che non ti riesci a levare dalla mente (‘Are we human or are we dancers?’), distillati di semplicità e coretti ‘oh oh oh’. Non mancano le cadute di stile imbarazzanti (una per tutte la post-Muse A Dustland Fairytale), ma sappiamo che commercialmente Day & Age sbancherà. Peccato che non lasci il segno. Speriamo nel quarto album per il classico. Non solo da passerella.
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