Recensioni

A sentir loro, il secondo capitolo Sam’s Town – giunto dopo il fortunato debutto Hot Fuss,
che ha per lo meno dimostrato come l’emul rock, con qualche accortezza,
può anche farsi mainstream – sarebbe un tentativo di recuperare le
proprie radici americane attraverso una sorta di concept. Già, perché i
Killers, sebbene inglesi d’adozione (musicalmente e di fatto, avendo
“sfondato” anzitutto grazie a quella scena), in realtà sono di Las
Vegas. Cosa meglio allora di indossare un bel paio di baffoni western e
infilare un po’ di retorica finto-Springsteen nel loro originario
miscuglio di wave ’80 e new romantic duraniana?
Il risultato è, senza mezzi termini, nefando. Specie se questo si traduce in una pomposità e una pesantezza alla Queen– loro erano ironici, però… – che taglia fuori tutto l’appeal melodico
e catchy che il progetto poteva avere all’inizio in singoli come Somebody Told Me (e non facciamo i finti tonti, ché anche qualcuno di voi l’avrà pur ballato).
Non ci sarebbe tanto da stupirsi poi, visto che una certa ricerca di epos in stile U2non mancava neanche agli inizi (a rincarare la dose, oltre al
reclutamento di Alan Moulder e Flood in control room, le chitarrine The
Edge ultima maniera buttate qua e là, per tacere dei vocalizzi alla
Bono), ma cosa dire di fronte a cavalcate tamarre degne dei Survivor (sì, quelli delle colonne sonore di Rocky) come Bling e Uncle Jonny? Se poi For Reasons Unknown e Read My Mind recuperano un minimo di fascino pop, basta sentire l’attacco e lo svolgimento di This River Is Wild per capire quanto pasticciato e improbabile sia questo mix.
Se
davvero questo è un tentativo da parte di Brandon Flowers e compagni di
essere “reali”, allora a questo punto è molto meglio la finzione di
plastica delle luci Las Vegas… Mamma mia…
Amazon
