Recensioni

Va di moda, la coppia in musica. Sotto agli White Stripesè a un certo punto crollata la diga e siamo rimasti alluvionati da band con un lui musicista poliedrico e una lei “cool” che non riesci a inquadrare del tutto. Nello specifico c’è voluta Londra per far incontrare Jamie Hince e Alison Mosshart (americana col poster di Polly Jean appeso in camera), far loro capire che potevano combinare qualcosa e infine arrivarci davvero a combinarlo, quel benedetto qualcosa. Su Domino, nientemeno.
Per la quale arriva ora il terzo disco, Midnight Boom, sul quale la torbida (?) coppia pare puntare parecchio, avendo convocato alla produzione Alex Spank Rock per conferire un velo di commerciabile modernità sulla solita ripulitura degli immensi Royal Trux: elettronica povera, garage sbracato e wave approssimativa con retrogusto pop – mix che per lo più scorre senza impressionare ad eccezione di Last Day Of Magic – in cerca la modernizzazione (??) con beat ballabili ma ruvidi (Sour Cherry; U.R.A. Fever) e puntatine electroclash di giudizioso gusto (un ossimoro, ma tant’è: affatto male, in ogni caso, What New York Used To Be).
Di tanto in tanto l’operazione funziona, come la Gwen Stefani tossica da bassifondi della zozza Alphabet Pony o il cantilenare asciutto di Black Balloon; altrove si percepisce la ruffianata (Cheap And Cheerful) o cogli il duo a riempire di benzina la drum machine e vedere dove porta (Getting Down). C’è un problema di fondo, infatti: il sabato sera danzante in ebbrezza alcolica nel club alternativo (???) arriva solo il sabato, e per il resto della settimana meno un dì di riposo tocca inventarsi delle trovate un po’ credibili. Che potrebbe anche essere la faccia oscuramente folk dei Velvet riesumata tramite i fratelli Reid epoca Darklands (Goodnight Bad Morning), ma non basta a reggere il gioco e far valere la candela. Alison e Jamie sono di sicuro cheap; cheerful, un bel po’ di meno.
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