Recensioni

Non era esattamente il piatto più fresco in tavola, l’esordio dei
Kooks, ma sapeva concedere qualche sfizio anche all’ascoltatore più
smaliziato. Se Inside In / Inside Out (2006)
aveva un pregio, era quello di azzeccare i suoi bei centri in maniera
relativamente “insolita” – cioè più rock oriented, e meno indie &
trendy – rispetto alle band coetanee, puntando in ultimo luogo verso un
suono e un target decisamente mainstream. Risultato: 2 milioni di copie
vendute, e susseguente trasformazione dei ragazzi in questione in
rockstar anni ‘70. Con tutto ciò che di negativo può conseguirne. Come
definireste qualcosa come Do You Wanna (che fa, pressappoco, “do you wanna make love to me”
su un tremendo ritmo simil disco) se non come il peggiore dei cliché,
roba che scrivi quando troppe groupies ti hanno dato alla testa
Basterebbe questo esempio per liquidare senza troppi rimpianti Konk, ma sentiamo comunque il dovere di aggiungere che: 1) la produzione dell’egregio Tony Hoffer conferisce quell’aroma californiano tutto clapping e coretti (cfr. Shine On)
che affiora insistentemente fra un assolo AOR e una strizzata d’ugola
alla Sting; 2) il fatto di aver registrato negli studi di Ray Davies – i Konk, appunto – deve aver stuzzicato una certa vena kinksiana (Mr. Maker),
che però si annacqua nella totale e palese mancanza di ironia del
tutto; 3) l’emotività Smiths / Morrissey che fa capolino qui e lì cozza
titanicamente con rocckoni da stadio del calibro di Love It All, cose che manco i Razorlight più compiaciuti e piacioni (loro hanno qualche bella canzone, però).
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